«Forse il fenomeno è ancora ben radicato»
Il presidente del tribunale di Reggio Cristina Beretti ascoltata ieri dalla Commissione parlamentare Antimafia
Una sfilata di autorità e di guardaspalle, con la vigilanza discreta della Digos: parte dei protagonisti di Aemilia si sono riuniti ieri mattina in prefettura, per le audizioni a porte chiuse davanti alla Commissione parlamentare antimafia, presieduta dal senatore Nicola Morra, impegnata in sedute itineranti in regione (mercoledì a Bologna, oggi a Modena). Di certo la giornata reggiana, a cinque mesi dalla sentenza di primo grado del processo Aemilia contro la ’ndrangheta nostrana e in contemporanea con il festival “Noicontrolemafie”, è stata ritenuta una delle tappe più significative.
AUTORITÀ
La Commissione è sbarcata in corso Garibaldi alle 9, iniziando dalla padrona di casa, il prefetto Maria Grazia Forte, e fino al primo pomeriggio si sono avvicendati nelle audizioni i rappresentanti di forze dell’ordine (il questore Antonio Sbordone, il colonnello dei carabinieri Cristiano Desideri e della guardia di finanza Roberto Piccinini) e delle istituzioni.
Alle 11 l’arrivo della presidente del Tribunale di Reggio, nonché nel collegio giudicante di Aemilia, Cristina Beretti, e del procuratore capo Marco Mescolini (ex pm della Dda, insieme a Beatrice Ronchi, nel maxi processo).
«Aemilia ha portato alla luce un fenomeno che esisteva e che probabilmente esiste ancora; uso il condizionale perché io rappresento l’organo giudicante e non quello inquirente. I cittadini si devono preoccupare dopo quanto accaduto? Più che preoccuparsi bisogna tenere alta l’attenzione e continuare a parlarne». Beretti ha poi sottolineato l’importanza del protocollo sulla gestione dei beni sequestrati e confiscati, il secondo del genere in Regione, firmato nei giorni scorsi in tribunale da Abi (le banche), associazioni di categoria e sindacati: «Ogni ente si è impegnato ad affiancare l’amministratore giudiziario, con l’obiettivo di snellire le procedure e rendere produttivi i beni sequestrati non solo ai mafiosi, ma per qualsiasi reato, dall’usura all’evasione fiscale».
SINDACATI
Alle 13 è stato il turno dei tre segretari generali dei sindacati confederali dell’Emilia-Romagna – Luigi Giove (Cgil), Filippo Pieri (Cisl) e Giuliano Zignani (Uil) – che in quanto parte civili in Aemilia avevano chiesto di essere ascoltati. «La penetrazione della criminalità organizzata investe il mondo del lavoro – hanno dichiarato i sindacalisti – Le infiltrazioni nelle attività alberghiere e turistiche, il caporalato nelle filiere alimentari, le false coop nella carne e nella logistica, la ’ndrangheta pure nel settore manifatturiero, oltre che nell’edilizia e nel trasporto. Le situazioni elencate evidenziano un quadro di particolare gravità in Romagna. Perciò abbiamo chiesto che la Commissione si rechi prossimamente in missione anche in Romagna».
Per il futuro, sul fronte della “mafia imprenditrice”, i sindacati hanno sottolineato che «l’impianto di regole definite in questa regione dovrà essere implementato anche sul versante degli appalti privati». —
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