Il Ministero ha deciso: no all’abbattimento dei lupi
Presentato il nuovo “Piano di conservazione e gestione” del predatore Legambiente: «Le Regioni ratifichino». Coldiretti: «Allevamenti in pericolo»
Ventasso. Ha riflessi importanti anche per l’Appennino e la collina reggiana (ma ormai anche la pianura) il nuovo “Piano di conservazione e gestione del lupo in Italia”, predisposto e illustrato nei giorni scorsi dal ministero dell’Ambiente (ma non ancora approvato in via definitiva). Il piano non prevede alcun “abbattimento controllato” che, invece, era stato ipotizzati nel precedente piano del 2017 provocando accese polemiche e proteste di cittadini e ambientalisti, tanto che poi il provvedimento si era fermato nell’ambito della Conferenza-Stato-Regioni. Ora questa ipotesi viene del tutto esclusa, a favore di altre misure che possano mitigare i problemi di convivenza fra lupi e bestiame.
Il Ministero nel presentare il piano ha fornito anche alcuni dati: l’Italia ospita circa il 9-10% della specie lupo a livello europeo (esclusa la Russia) e il 17-18% a livello UE.
Il nuovo “Piano Lupo” rafforza l’impegno per il monitoraggio attraverso il supporto tecnico di Ispra per avere dati più precisi. Il Ministro Sergio Costa infatti ha spiegato: «Occorre conoscere con la maggiore precisione possibile quanti lupi abbiamo in Italia, perché spesso si grida “al lupo, al lupo” ma si tratta di ibridi o di cani vaganti. Con questo piano ribadiamo che non servono gli abbattimenti, ma una strategia, che abbiamo delineato in 22 azioni. Questo non toglie che occorra un continuo aggiornamento delle linee guida del piano e che altre iniziative verranno prese anche parallelamente, in sinergia col piano».
Tra le novità ci sono l’attualizzazione dei dati sulla distribuzione e consistenza del lupo sulle Alpi; un rafforzamento delle indicazioni per ministeri e Regioni per la definizione di documenti; l’inserimento fra i temi oggetto di informazione e comunicazione dell’impatto dei cani vaganti e degli ibridi lupo-cane sulla conservazione della specie.
Il nuovo piano ha già suscitato reazioni diverse. Per Legambiente «le nuove regole sono soddisfacenti – come ha spiegato Antonio Nicoletti, responsabile nazionale Aree protette e biodiversità dell’associazione – Ora le Regioni ratifichino questo provvedimento. È un piano necessario per la conservazione e la tutela di questo importante predatore, che valorizza il percorso sperimentato sull’Appennino». Un percorso che ha visto il Wolf Appennine Center del Parco Nazionale tosco emiliano condurre progetti di ampia portata, anche sull’ibridazione tra il lupo e il cane.
Diversa la posizione di Coldiretti. «La presenza di branchi di lupi – afferma una nota dell’associazione nazionale – sta scoraggiando in molte aree l’attività di allevamento mettendo a rischio anche il tradizionale trasferimento degli animali in alpeggio».
Nei mesi scorsi in provincia di Reggio avvistamenti e predazioni apparentemente riconducibili alla presenza del lupo sono state riscontrate anche a livelli della bassa collina e dei dintorni cittadini, fino a Coviolo. —
L.T.
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