Gazzetta di Reggio

Reggio

«Quando abbiamo detto che c’era la ’ndrangheta ci credevano marziani»

Roberto Fontanili
«Quando abbiamo detto che c’era la ’ndrangheta ci credevano marziani»

Al Festival della legalità Nicola Gratteri ricorda le sue prime apparizioni reggiane «Ora c’è maggior consapevolezza rispetto a dieci anni fa e sono più ottimista»

3 MINUTI DI LETTURA







«C’è una maggior consapevolezza e una maggiore attenzione ai fenomeni mafiosi, per fortuna, e questo mi conforta e sono un filo più ottimista per il futuro». Parole del procuratore capo del Tribunale di Catanzaro Nicola Gratteri, che non ha mai fatto sconti sul pericolo delle infiltrazioni mafiose nel nostro territorio – e a ragione – come il procedimento Aemilia ha poi dimostrato.

Nicola Gratteri è tornato ieri a Reggio Emilia, come avviene almeno una volta l’anno, per partecipare al convegno “La mafia non da lavoro e non crea sviluppo” che si è tenuto all’auditorium di Confcooperative in Largo Gerra, nell’ambito della nona edizione di “Noi contro le mafie”.

A margine del convegno, Gratteri ha ricordato come furono accolte le sue denunce 11 anni fa a Reggio e le polemiche che ne seguirono.

«Quando siamo venuti una decina di anni fa con Antonio Nicaso a dire a Reggio che c’era la ’ndrangheta in questa provincia, siamo stati guardati come marziani. Ci è stato risposto che gli emiliani hanno gli anticorpi e che hanno combattuto il nazismo e il fascismo e quindi sono tranquillamente in grado di sconfiggere e respingere la ’ndrangheta. Io allora replicai che la ’ndrangheta non arriva con la svastica o il fez. La ’ndrangheta veste e mangia come voi reggiani, ha solo un lieve accento calabrese come il sottoscritto però viene qui e porta tanti soldi. E nel momento in cui c’è una crisi finanziaria che può investire, anche se in minima parte, aree ricche rispetto al resto del Paese come la provincia di Reggio, il pericolo esiste. State attenti bisogna incominciare ad approfondire e a discutere, aggiunsi, ma è stato un discorso generalizzato rivolto alla magistratura, alle forze dell’ordine, ai politici e agli amministratori».

«Nel corso di questi anni – ha affermato Gratteri – siamo venuti nel Reggiano in diverse occasioni e abbiamo parlato e discusso e, da persone intelligenti, molti amministratori e molti politici locali hanno cambiato idea subito, si sono rimboccati le maniche e hanno cominciato un contrasto alla criminalità».

Da ultimo Gratteri, prendendo spunto dal titolo del convegno, ha poi sostenuto che «il movimento cooperativo può essere un anticorpo verso le infiltrazioni, perché la cooperazione parte dal basso ed è possibile riuscire a controllare e a vedere fisicamente le persone con cui si ha a che fare». Per poi concludere, dicendo di essere comunque più ottimista per una provincia di Reggio «in cui è molto cresciuta la sensibilità e sono aumentate le collaborazioni a contrasto della criminalità organizzata».

Per il resto il convegno – a cui oltre a Gratteri hanno partecipato la vice presidente della Provincia, Ilenia Malavasi, il presidente di Confcooperative, Matteo Caramaschi, il presidente del Consorzio Oscar Romero, Valerio Maramotti, il presidente del gruppo cooperativo Goel che opera nella Locride, Vincenzo Linarello, e Antonio Nicaso, docente di storia delle organizzazioni criminali a Kingston in Canada – non poteva che seguire e approfondire il titolo “La mafia non dà lavoro e non crea sviluppo. La rivoluzione del lavoro cooperativo contro la mafia”. In particolare Antonio Nicaso e lo stesso Nicola Gratteri hanno rimarcato «come sia la stessa Banca d’Italia a certificare che con la sua presenza la mafia rende il Sud più povero del 9%». A testimoniare a fronte agli studenti degli istituti Chierici, Filippo Re e Galvani, la fatica di operare in realtà come la Locride, è stato Vincenzo Linarello che ha sottolineato che «quando una comunità è unita non c’è spazio per la mafia».

Della realtà di Reggio invece si è occupata Ilenia Malavasi che si è detta certa che «negli anni, tutti insieme, siamo cresciuti in un cammino di consapevolezza collettiva che deve proseguire tenendo gli occhi aperti».

Di Reggio e in specifico delle infiltrazioni mafiose in economia hanno parlato Matteo Caramaschi e Valerio Maramotti. Entrambi hanno rimarcato «la presenza di Confcooperative in tanti protocolli e consulte per la lotta alla mafia. Compreso quello firmato presso la Presidenza del Tribunale per la gestione dei beni confiscati, assieme a organizzazioni imprenditoriali, ordini professionali e pubbliche amministrazioni». —



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google