Gazzetta di Reggio

Reggio

il sindaco di Brescello 

«Consapevoli del clan non come in quel bar...»

T.S.

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REGGIO EMILIA. Il Comune di Brescello si è costituito parte civile tramite l’avvocato Salvatore Tesoriero. In aula c’è la presenza significativa del sindaco Elena Benassi che – in una pausa – non si sottrae ai taccuini.

Una mossa giudiziaria non scontata quella della nuova amministrazione comunale.

«Abbiamo ritenuto eticamente necessario costituirci parte civile, perché un omicidio di stampo ’ndranghetistico con lo Stato che è stato utilizzato per mascherarsi e colpire la vittima, è un fatto gravissimo. La comunità è uscita molto scossa da quella vicenda e ancora oggi, a distanza di anni, rimangono i residui di quell’onta. Poi è arrivato lo scioglimento del Comune per ragioni di ’ndrangheta, con coinvolgimenti della cosca Grande Aracri».

E sul piano della consapevolezza della comunità brescellese, dopo tanti anni di negazionismo, si muove qualcosa?

«Direi che nel nostro terriorio e nei dintorni la percezione del radicamento mafioso si è decisamente concretizzata con il processo Aemilia. E da parte nostra abbiamo avviato un’attività di formazione e informazione, ma anche di sorveglianza nonché di segnalazione alle forze dell’ordine. Anche se il negazionismo è stato anche figlio di ricorrenti interviste – il sindaco fa un appunto alla stampa – in un bar del paese frequentato dai parenti di imputati di mafia. Ma loro non rappresentano la comunità, basta chiedere porta per porta o nelle frazioni e ci si rende conto che c’è una nuova consapevolezza sul fenomeno mafioso». —

T.S.

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