Gazzetta di Reggio

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L’avvocato difensore 

Crippa: «Ho sempre creduto nell’innocenza di Pino»

Am.P.

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REGGIO EMILIA. «Abbiamo fatto tutto ciò che era umanamente possibile fare. Sottolineo il ridimensionamento, sia sul fronte della pena sia sul fronte della forma attenuata di violenza sessuale, che ci è stato riconosciuto durante il percorso giudiziario». Così Antonella Crippa, avvocato difensore di Pino La Monica, ha commentato a caldo la pietra tombale della Cassazione. Sull’ultimo atto capitolino la premessa del legale è che «non c’è stata una dichiarazione di inammissibilità del nostro ricorso: come sempre noi abbiamo presentato questioni vere. In aula il procuratore generale ha detto di ritenere adeguata la pena e ha chiesto il rigetto del ricorso, ma non ha discusso sul punto di diritto. Abbiamo registrato una grande attenzione da parte della Corte, che evidentemente non ha ritenuto sussistente il ricorso. Attendiamo le motivazioni per poter commentare in modo più approfondito».

Fin dal primo mattino di ieri l’avvocato ha preannunciato l’intenzione di La Monica di costituirsi in giornata nel carcere da lui scelto, lontano da Reggio Emilia e fuori regione: «Il mio assistito può presentarsi dove vuole». «Ho accettato la difesa in gratuito patrocinio perché ho sempre creduto nell’innocenza di Pino» spiega l’avvocato Crippa. E sulle tappe giudiziarie precedenti il difensore vede il bicchiere mezzo pieno: «Il punto era se considerare prevalenti le attenuanti generiche o il fatto di lieve entità: entrambe comunque sono state riconosciute al mio cliente».

Il procedimento è stato definito dallo stesso avvocato «lungo e alquanto impegnativo. La durata è dipesa dalle condizioni climatiche di Reggio Emilia, che hanno reso il processo particolare. La Monica è stato penalizzato da una grande attenzione mediatica, ampliata dai suoi sostenitori». Il legale ha colto anche l’occasione per togliersi qualche sassolino dalla scarpa: «A volte l’accusa supera perfino le esigenze e la domanda di giustizia delle persone offese. Può sembrare strano, ma capita».

In risposta all’ultimatum dell’anno scorso proveniente dalle tre parti civili («La Monica faccia una proposta economica: è facile dire a parole che si vorrebbe riparare, ma se non si è pronti a passare ai fatti…»), il difensore ha replicato: «Anzitutto i giudici dell’Appello hanno ridotto pesantemente le richieste di risarcimento danni. D’altra parte le persone offese non si sono presentate né in Cassazione né alle ultime udienze, mentre avrebbero potuto andare avanti e presenziare anche singolarmente, accedendo al gratuito patrocinio se il problema era il costo economico. Forse le ragazze, oggi maggiorenni, non hanno voluto inferire su Pino che, confermo, è impossibilitato a risarcire. Credo che questo sia una controprova del comportamento corretto del mio assistito». —

Am.P.

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