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Delitti del ’92, diritto a restare alla stampa «Non si possono limitare i social in aula»

Tiziano Soresina
Delitti del ’92, diritto a restare alla stampa «Non si possono limitare i social in aula»

Sì ad audio e video ma non trasmessi in diretta. Fra i testi le due ex di Grande Aracri, da venerdì parla il pentito Valerio

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La presenza in aula dei giornalisti, le costituzioni di parte civile, le liste-tetimoni per arrivare a costruire le prove.

Tre “scogli” divenuti non indifferenti e decisamente battagliati nella seconda “tappa” del processo che vuol far luce su due omicidi di 27 anni fa riguardanti il 33enne Nicola Vasapollo (freddato in casa a Reggio Emilia a colpi di pistola) e il 35enne Giuseppe Ruggiero (ammazzato a Brescello da un commando di killer travestiti da carabinieri).

Dopo quasi due ore di camera di consiglio, la Corte d’assise ne è uscita con una netta presa di posizione sulla copertura mediatica del procedimento. Nell’ordinanza – letta dal presidente Dario De Luca – vengono ammesse le riprese audio e video del processo, ma non potranno essere trasmesse in tempo reale, con la precisazione che è vietato riprendere in volto (imputati e testimoni) a meno che non diano consenso espresso. L’atto respinge dunque le richieste della difesa – in special modo di Nicolino Grande Aracri – che aveva sollevato il rischio di «interferenze» dalla narrazione in diretta di quanto avviene in aula, soprattutto circa l'escussione dei testimoni che sarebbero stati subito a conoscenza di quanto detto, magari appena prima di deporre. È stato chiesto alla Corte di valutare anche l’eventuale sussistenza del profilo di illegittimità costituzionale (ritenuto dai giudici però manifestamente infondato). Sottolineato tra l'altro il «grande interesse sociale» del processo. Quanto al caso particolare delle dirette stenografiche realizzate sulla pagina Facebook dall’associazione antimafia Agende rosse, la Corte sottolinea che «non esiste alcuna norma che limita l’uso di dispositivi elettronici in aula ovvero di limitare l’accesso ai social network da parte del pubblico». Quindi come nel maxiprocesso Aemilia, via libera alla trascrizione in tempo reale da parte di Agende rosse. Anche l’ammissione delle parti civili non si è svolta pacificamente. Gli avvocati della difesa hanno chiesto di escluderle obiettando in sostanza che il Comune di Brescello avrebbe dovuto avanzare le sue pretese all’epoca dei fatti, quando Libera invece non era ancora ufficialmente costituita. Il pm Beatrice Ronchi ha invece perorato la causa delle parti civili, evidenziando per l’ente locale che «i fatti sono gli stessi, ma le contestazioni diverse» per poi appellarsi alla lunga giurisprudenza. Al termine, respinte le richieste dei difensori. Nemmeno l’ombra come parti civili dei parenti delle due vittime e del Comune di Reggio Emilia in cui fu ucciso Vasapollo. Infine la lista-testi: quattro pentiti, periti portatori delle nuove tecniche di investigazione, compagni di cella, gli imputati e persino due ex fidanzate di Nicolino Grande Aracri e una di Antonio Valerio. Venerdì si parte con quest’ultimo: le sue parole – per la Dda – sono state determinanti per riaprire i due cold case. Si entra nel vivo. —



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