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La protesta 

In cento al funerale di via Luxemburg

In cento al funerale di via Luxemburg

L’addio degli ambientalisti al campo dove sorgerà il Conad Fantuzzi: «Sacrificato sull’altare della speculazione edilizia»

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REGGIO EMILIA. «Oltre cento persone hanno dato il doveroso commiato a uno dei più bei campi della nostra periferia, sacrificato all’altare della speculazione edilizia, del consumo senza limiti ma soprattutto della nostra salute, sempre più a rischio». Così Francesco Fantuzzi di Reggio Città Aperta, che da anni guida la protesta, commenta il funerale celebrato dagli ambientalisti in via Luxemburg alla vigilia dell’apertura del contestato cantiere del Conad.

Una manifestazione alla quale hanno partecipato anche esponenti di vari comitati, come quello contro il Biogas di Gavassa e via Settembrini, durante la quale è stato ricordato anche l’ulteriore progetto di un Conad a Ospizio.

«Un dolore composto per atto scellerato e incomprensibile, sotto ogni punto di vista, anche quello della grande distribuzione, che sta facendo sempre più marcia indietro sui grandi centri commerciali -– aggiunge Fantuzzi – Via Luxemburg rappresenta una follia frutto delle scelte del duo Spaggiari-Delrio che, se non fosse stato per l’impegno di oltre mille firmatari della mozione popolare, bocciata da chi amministra questa città, ci avrebbe consegnato anche l’eredità di trecento appartamenti e uffici, nonché di un parcheggio scambiatore per 553 posti auto a 300 metri da un’ospedale specializzato nella cura dei tumori».

Secondo Fantuzzi, «ritenere che un parcheggio possa essere realizzato in quel luogo è un atto irresponsabile». Di qui la decisione di celebrare l’estremo saluto: «Una manifestazione di dolore ma anche di speranza per la vita, quella dell’albero dedicato a Paride Allegri, che è stato ricordato dal professor Ugo Pellini, e che difenderemo fino all’ultimo respiro dall’assalto del cemento. Tutte e tutti i partecipanti non si rassegnano a lottare per un radicale cambiamento nella gestione dell’ambiente, ormai non più procrastinabile per la drammatica situazione dell’aria che respiriamo». —

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