Gazzetta di Reggio

Reggio

Mafia nigeriana, fermato un ventenne

Tiziano Soresina

Per la Dda è affiliato ad un clan specializzato nel traffico internazionale di droga. Era a Reggio da un mese, in aula non parla

2 MINUTI DI LETTURA







Sul nigeriano 20enne Eric Iyere pendeva un decreto di fermo emesso dalla Procura antimafia di Catania.

È ritenuto pericoloso e in fuga, perché un’articolata inchiesta della Dda di Catania sta mettendo sotto pressione una serie di nigeriani che farebbero parte della temutissima associazione mafiosa Supreme Eiye Confraternita (l’organizzazione più antica e più numerosa, in lotta perenne con altri due clan della Nigeria). Una quindicina di arresti sono già stati effettuati, indagando sul Cara di Mineo (Catania), uno dei centri per richiedenti asilo più grandi d’Europa.

Ma del 20enne Iyere nessuna traccia fino a giovedì, quando la polizia l’ha intercettato e fermato nella nostra città. Un giovane su cui pendono accuse non indifferenti: associazione mafiosa, traffico internazionale di droga, rapina. Circa un mese fa sarebbe arrivato a Reggio Emilia e qualcuno gli avrebbe dato una mano per rimanervi. Ma perché ha fatto “base” in città? Per affari loschi legati allo spaccio di stupefacenti o per trovare una maniera per fuggire all’estero?

Al momento non si sa, perché ieri mattina, nell’udienza di convalida del fermo, il giovane nigeriano s’è avvalso della facoltà di non rispondere davanti al gip Dario De Luca. In aula è stato assistito dall’avvocato Carmine Migale (in sostituzione del collega di studio Giovanni Tarquini). Al termine, il giudice ha mantenuto in carcere alla Pulce il 20enne ritenendo sussistenti i gravi indizi di colpevolezza, il pericolo di fuga e il rischio di reiterazione dei reati. Rimane l’inquietante rebus sul perché l’indagato fosse da un mese a Reggio Emilia. E il traffico di droga – caratteristica principe dell’associazione mafiosa a cui Iyere appartiene secondo la Dda – sembra essere la ragione più plausibile.

A Reggio Emilia la criminalità straniera deve per forza di cose aver avuto a che fare con la ’ndrangheta che per tanti anni ha fatto affari incredibili con lo spaccio di stupefacenti, come hanno raccontato diversi pentiti nel maxiprocesso Aemilia. E quella nigeriana appare come una struttura molto organizzata.

In Italia si fronteggiano alcune fazioni mafiose nigeriane rivali. E una “spia” in tal senso sarebbero – anche nella nostra città – le violenze in stazione del settembre 2015, quando in piazzale Marconi, un gruppo di nigeriani si affrontò con machete, coltelli e cocci di bottiglie: una maxirissa che finì con nove fermi e quattro persone in ospedale. Ora l’aiuto dato a questo giovane considerato dalla Dda di Catania un affiliato della citata Supreme. —



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google