Mazzette, chiesto il processo per la funzionaria e altri sei
Chiesto il rinvio a giudizio e fra un mese esatto si aprirà l’udienza preliminare per le sette persone ritenute invischiate – dal pm Giacomo Forte che ha coordinato le indagini della Mobile – nella delicata inchiesta sul sistema delle mazzette che, secondo gli inquirenti, serviva per accelerare in Prefettura l’iter della concessione della cittadinanza italiana agli stranieri.
E davanti al gup Dario De Luca si terrà un’autentica battaglia legale perché si tratta di una vicenda grave, con rischio-carcere perché l’accusa è di corruzione. Ma chi sono i sette nei guai? Si parte dalla 60enne Sonia Bedogni – difesa dai legali Nicola Tria e Giuseppe Benassi – che da fine ottobre non è più agli arresti domiciliari e rimane comunque sospesa dalla sua attività in Prefettura come funzionaria dell’Ufficio cittadinanze. Poi vi sono due fratelli pakistani, cioè Irslan e Umar Parvez (di 29 e 23 anni) titolari di un’agenzia pratiche stranieri con sede legale a Reggio Emilia ma con gli uffici a Guastalla. Entrambi difesi dall’avvocato Lara Bigliardi, vengono inquadrati dalla Procura come intermediari per gli immigrati per pagare la funzionaria. Poi c’è la 48enne Amina Doulali (italiana di origini marocchine, tutelata dal legale Matteo Marchesini) che lavora in proprio, appoggiandosi sullo studio del marito Vainer Burani (risultato estraneo alla vicenda). Per l’accusa Doulali avrebbe fatto da intermediaria privata con Bedogni in almeno tre casi. Infine altri tre stranieri accusati di corruzione: il cinese 50enne Kerong Chen (assistito dall’avvocato Liborio Cataliotti) e i nordafricani Arif Muhammad (55 anni, difeso dall’avvocato Vera Sala) e il 43enne Abdellaziz Eliallali (tutelato dall’avvocato Annalisa Guano). Il primo “round” in udienza preliminare sarà certamente giocato sulla scelta del rito. —
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