Gazzetta di Reggio

Reggio

Timbrava il cartellino e poi via Rischia un anno di detenzione

GUASTALLA, ERA AI LAVORI DI PUBBLICA UTILITA’ PER GUIDA IN STATO DI EBBREZZA 

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GUASTALLA. Timbrava il cartellino ma non svolgeva il proprio lavoro: denunciata dalla polizia municipale una donna che era stata assegnata a lavori di pubblica utilità dopo essere stata sorpresa alla guida in stato di ebbrezza.

Il lavoro di pubblica utilità può essere disposto dal giudice in tutti i casi di condanna per guida in stato di ebbrezza e/o sotto l’effetto di stupefacenti. In questi casi il giudice, oltre a sospendere la pena detentiva, sospende anche le pene accessorie, che riguardano la sospensione della patente e, soprattutto, la confisca del veicolo usato per commettere il reato. Se il lavoro viene svolto regolarmente al termine del periodo stabilito, il giudice dichiara estinto il reato, dispone la riduzione alla metà della sanzione della sospensione della patente e revoca la confisca del veicolo sequestrato, che viene restituito al proprietario.

Non è questo il caso della guastallese che era stata ammessa al beneficio dal giudice del tribunale di Reggio Emilia. Infatti, su segnalazione di alcuni cittadini, la polizia locale ha accertato che, dopo aver timbrato il cartellino, invece di raggiungere il posto di lavoro per svolgere le mansioni affidatele, la donna andava a fare spese personali o tornava a casa per uscirne solo in tempo utile per timbrare l’uscita dal lavoro. Con appostamenti e riprese filmate, gli operatori hanno dimostrato che le assenze non erano casuali ma continue, pertanto hanno proceduto a informare l’autorità giudiziaria, procedendo anche alla denuncia della donna per violazione degli obblighi del lavoro di pubblica utilità. Ora le conseguenze per la donna potrebbero essere molto gravi. Infatti, in questi casi è previsto il ripristino della pena iniziale di 6 mesi, viene attivata la sospensione della patente e decretata la confisca del veicolo. E l’inadempiente che ha usato metodi fraudolenti per far credere di essere a lavorare (come i cosiddetti furbetti del cartellino), rischia un’ulteriore condanna fino a un anno di detenzione. —

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