Timbri rubati in prefettura per creare documenti falsi
Scoperto dalla polizia un giro di contraffazioni per ottenere codici fiscali illeciti Indagato il titolare pakistano di un’agenzia di pratiche, ma si continua a scavare
Documenti falsi, timbri rubati alla prefettura e firme contraffatte del console del Pakistan. Sono questi gli ingredienti principali che sono serviti al titolare pakistano di un’agenzia di affari di Carpi per mettere in piedi una truffa ai danni dello Stato grazie alla quale sono stati emessi almeno 380 codici fiscali illegali, utili a ottenere detrazioni familiari.
la segnalazione
Tutto è cominciato nei primi giorni del luglio dello scorso anno, quando la prefettura di Reggio Emilia ha segnalato alla procura e alla questura che su alcuni documenti legalizzati presentati all’Agenzia delle entrate reggiana, necessari per l’attribuzione del codice fiscale, erano presenti dei timbri rubati qualche tempo prima dagli uffici della prefettura stessa.
Dopo la segnalazione la Squadra Mobile ha quindi cominciato le indagini risalendo agli “affidavit”, i documenti che sarebbero stati rilasciati dal consolato generale del Pakistan, legalizzati con l’apposizione dei tre timbri rubati dalla prefettura reggiana.
le indagini
Il documento legalizzato veniva poi presentato dallo straniero come documento giustificativo per ottenere l’attribuzione dei codici fiscali dei familiari a carico, necessari per la richiesta delle relative detrazioni fiscali. Da verifiche successive effettuate in collaborazione con l’Agenzia delle Entrate, la Mobile è quindi riuscita a risalire alla persona che aveva prodotto la documentazione: A. F., cittadino pakistano 30enne titolare di un’agenzia di pratiche per stranieri di Carpi. In totale, hanno scoperto gli inquirenti, le pratiche falsificate hanno permesso nel corso dei mesi l’attribuzione di ben 380 codici fiscali illegali.
perquisizioni
La Mobile ha poi svolto ulteriori accertamenti presso il consolato generale del Pakistan a Milano, stabilendo che anche i documenti “affidavit” presentati presso l’Agenzia delle entrate erano falsi, poiché non redatti su carta intestata del consolato e con timbro e firma del console generale anch’essi falsificati. La perquisizione effettuata dai poliziotti presso lo studio di consulenza di Carpi, poco più che uno sgabuzzino con un’insegna all’esterno, ha poi permesso di recuperare i timbri sottratti alla prefettura di Reggio Emilia e utilizzati per la legalizzazione, nonché documentazione digitale contenuta nel pc dell’indagato tra cui le scansioni del timbro del consolato del Pakistan e la firma del console pakistano, utilizzati per la redazione degli “affidavit”.
la denuncia
Al termine delle indagini, gli inquirenti hanno tirato le somme e scoperto che il titolare ha presentato almeno 188 documenti falsificati presso l’Agenzia delle Entrate di Reggio Emilia, a favore di altrettanti connazionali, allo scopo di ottenere detrazioni e agevolazioni fiscali o di welfare in via di completa quantificazione.
«Ora è indagato – spiega Guglielmo Battisti, dirigente della Mobile – per falso e per la ricettazione dei timbri rubati. Per quanto riguarda i clienti che hanno richiesto quelle pratiche, spetterà a loro dimostrare se i documenti, anche se falsificati, corrispondono a uno stato di famiglia esistente realmente. Una possibilità, anche se remota, è che si siano affidati all’agenzia solo per accelerare le tempistiche di rilascio dei documenti». —
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