«Revenge Porn a Reggio dieci casi negli ultimi mesi»
Gli avvertimenti di Luigi Quaglio, comandante provinciale della polizia postale «Foto e video su internet sono per sempre, serve la massima accortezza»
REGGIO EMILIA. «Abbiamo seguito alcuni casi di Revenge Porn: una decina di casi circa negli ultimi mesi. Negli incontri di sensibilizzazione sui rischi di internet lo dico sempre ai ragazzi: una foto, un video in rete sono come un diamante, nel senso che sono per sempre. Bisogna sempre avere la massima accortezza e valutare cosa si sta facendo». Siti, chat, social network. Nello sconfinato universo della rete il pericolo può annidarsi ovunque. E per il comandante provinciale della polizia postale, Luigi Quaglio, la prevenzione non è mai abbastanza. Anche per questo la polizia postale organizza ogni anno 28 incontri con i ragazzi, per metterli in guardia da pericoli dei quali spesso non si ha coscienza.
Comandante, la mail ricevuta dalla Gazzetta è uno spam. Ma non crede che magari qualcuno possa cascarci? Si pensi ad esempio agli anziani...
«Questo tipo di mail inonda la nostra provincia mediamente ogni venti giorni. Dico ogni venti giorni perché ce ne accorgiamo dalle decine di telefonate che riceviamo da persone preoccupate, che ci chiedono aiuto su ogni argomento. Non solo anziani. È un problema per tutte le età. Molti mostrano timori davanti allo schermo. È una sorta di pesca a strascico: tirano la rete sperando che qualcuno abbocchi. Nei casi di vere truffe, spesso sono utilizzati server all’estero, da Paesi con legislazioni meno severe, ricorrendo a botnet, cioè reti di computer. E vengono tilizzati diversi sistemi, colpendo indirizzi già violati, che all’occorrenza vengono riattivati nella rete. Per questo diventa difficile risalire agli autori. A volte è sufficiente cambiare una password. E occorre dirlo: bisogna avere cura delle proprie mail come le proprie case. Nessuno si sogna di lasciare la chiave alla serratura. Allo stesso modo, bisognerebbe avere cura delle proprie password, cambiandole frequentemente. Chiaro che più una mail è pubblica, come può essere quella di una redazione, più rischia di finire in elenchi e rubriche esposti».
Ma questi spam sono davvero pericolosi?
«La mail in questione è molto grossolana. Molto probabilmente, rispetto a veri casi di sextortion, non ci sono grosse organizzazioni dietro. È spam puro. Sarà qualcuno che ci ha provato... Nel sextortion o in altre truffe online, invece, ci sono dietro organizzazioni criminali in cui ognuno ha un ruolo ben definito. Ma è difficile che un computer sia violato aprendo una semplice mail. È più rischioso con l’apertura degli allegati, come ad esempio i Pdf».
E i link? Nella nostra mail ce n’è uno.
«Lì chiedono i soldi. Perché l’obiettivo non è quello di violare i computer, ma quello di avere denaro».
Qualcosa di diverso dal Revenge Porn, su cui la Camera ha introdotto una nuova norma. Cosa ne pensa?
«Il problema principale riguarda dove sono pubblicati foto e video. Se su siti porno, che spesso hanno sede all’estero, anche qui in caso di Paesi non sempre collaborativi diventa difficile risalire ai responsabili. Lo stesso si può dire per le chat: chi ha chattato per primo? Questi reati erano trattati al pari della diffamazione, in maniera non specifica. Adesso con l’articolo 613 ter, è trattato in maniera più affine alla pedopornografia, punendo anche la divulgazione. Difficile dire l’efficacia: anche lo stalking è diventato un reato, ma i casi non sono diminuiti. Mi auguro in ogni caso che ci sia una diminuzione».
Cosa si può fare per contrastare questi fenomeni?
«Bisogna martellare con la prevenzione. E avere accortezza nel capire cosa si sta facendo. Non si può vietare alle persone di comportarsi come preferiscono in casa. Ma ci sono persone che davanti alla tastiera fanno cose inimmaginabili e spesso ci si rende contro troppo tardi di quanto combinato. Si prenda il sextortion: anche lì bisogna fare attenzione. Ti agganciano su Facebook, da 35 anni in su, ci sono ragazze che ti chiedono di andare in videochat, poi si spogliano e ti dicono di fare altrettanto. Alla fine ti dicono: “Ti ho filmato, paga”. Il consiglio, ovviamente, è quello di non pagare: finirebbero per prosciugare il conto, chiedendo sempre di più. Ma sarebbe sufficiente chiedersi prima come mai una bella ragazza provi a cercare un contatto, e farsi due domande per evitare di caderci. I truffatori sanno tutto di noi. E sanno tutti i nostri punti deboli. Per questo serve prevenzione». —
Evaristo Sparvieri
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