Tecton è in sofferenza «Colpa dei creditori ma restiamo a galla»
Decreti ingiuntivi e conti bloccati: la coop tenta di disincagliare crediti milionari Il presidente Salami: «Per ora nessuna procedura: possiamo andare avanti»
«Da quattro anni l’edilizia sta soffrendo forti tensioni finanziarie. Noi non siamo da meno ma restiamo in piedi e lottiamo. Dateci tempo». Fulvio Salami sta vivendo giorni difficili. Tecton è l’ultima cooperativa reggiana della vecchia guardia ad essere rimasta in piedi ma sembra camminare su una sola gamba. Alcune banche hanno chiesto i rientri, altre confermano la fiducia ma sono sul chi va là, così come i fornitori, che in alcuni casi hanno presentato dei decreti ingiuntivi bloccando i conti. Il presidente delle coop rossa guarda avanti e rassicura: «Abbiamo lavori per 15 milioni in portafoglio e se rientriamo di due grossi crediti tutto filerà liscio». Ma il tempo stringe e gli stipendi cominciano a singhiozzare sui conti dei 55 dipendenti.
Presidente Salami, Tecton rischia di fare la fine di Unieco e Coopsette?
«Che le tensioni finanziarie da 4-5 anni stiano imperversando nel nostro settore non è una novità. Tutti stanno soffrendo, anche noi ma non siamo al capolinea».
Vi siete salvati finora dalla tempesta ma non state rischiando grosso?
«No, è tutta colpa di due grossi incagli che abbiamo avuto per dei crediti. Si tratta di un cliente di San Martino in Rio per il quale abbiamo costruito il centro commerciale a Spezzano, che non ci ha pagato 2 milioni e mezzo di euro, e un altro credito da 3 milioni per i lavori al castello di Inverigo a Como, che non sono riusciti a commercializzare. Lì il committente privato si è sfilato e abbiamo dovuto fermare i lavori. Mancavano ancora lavori per 6-7 milioni di euro. Abbiamo però un credito riconosciuto con decreto ingiuntivo e abbiamo avviato le procedure di pignoramento».
Sembra però che i pignoramenti e i decreti ingiuntivi siano arrivati anche al vostro indirizzo, o no?
«Qualche fornitore lo ha fatto ed è abbastanza normale. Qualche decreto ingiuntivo c’è ma ci sono anche le nostre opposizioni, con le quali pensiamo di poter aver ragione per tornare presto alla normalità».
Di crediti però si muore, la storia della cooperative crollate insegna. Avete fiato a sufficienza?
«Se non ci fossero le condizioni per andare avanti avvieremo altre azioni. Stiamo faticosamente cercando di rimanere dentro a un sistema edile che ha le sue criticità».
Ma state lavorando nonostante queste che chiama criticità? I cantieri vanno avanti?
«Si e abbiamo in portafoglio lavori per 15 milioni di euro».
Come avete chiuso i conti del 2018?
«In pareggio anche se bisogna vedere le svalutazioni che ci verranno indicate dalla società di revisione. Abbiamo comunque accantonato soldi in quest’ottica. I crediti incagliati sono da svalutare».
Quali sono questi lavori in partenza?
«Si tratta del polo scolastico di via Fratelli Rosselli per conto del consorzio Integra, di Cir food e altri lavori per Unimore».
Avete in ballo anche dell’immobiliare?
«Per contro nostro no, solo per conto terzi. Abbiamo delle aree ma sono ferme per ora».
Lei rassicura ma i ritardi nei pagamenti dicono che non va tutto bene.
«Si ma a farci più male è stata la notizia diffusa a gennaio dai 5 stelle. Hanno agitato le banche che ci hanno chiesto il rientro degli affidamenti. Così i fornitori. A me i 5 stelle non hanno nemmeno telefonato per chiedermi come eravamo messi. È stata una notizia devastante. Fino ad allora c’erano lievi ritardi».
Ma anche gli stipendi hanno avuto ritardi?
«Siamo una cooperativa e in presenza di difficoltà finanziarie abbiamo dato priorità al versamento dei contributi per avere tutti i Durc regolari. Ci eravamo messi in pari. A gennaio si parlava di 5 giorni di ritardo su dicembre e delle tredicesime solo per gli impiegati. Le notizie hanno fatto il resto».
Quanti siete ora?
«Siamo in 55. Abbiamo ridotto i costi fissi e fatto sacrifici. Il 2017 avevamo un monte lavori per 30 milioni, nel 2018 era in calo a causa dell’operazione con Sicrea, che ci aveva danneggiato dal punto di vista della reputazione».
Vi avevano chiesto di aggregarvi ma avete detto di no. Perché? Non era quella l’ultima spiaggia?
«Non vedevamo con chiarezza il percorso di quell’aggregazione. E la trattativa ha causato una impasse».
Ma quel no non vi è costato anche l’isolamento nel sistema della cooperazione?
«Non direi. Stiamo lavorando ancora con Sicrea in Ati. Il rapporto con loro resta di concorrenza. Con Legacoop c’è un rapporto quotidiano. Chiaro che in questo momento il nostro mondo ha i suoi problemi, è più debole. Probabilmente essere stati gli ultimi a manifestare problemi in questo sistema comporta ora degli svantaggi. Anche noi abbiamo dato tanto per il mondo cooperativo. Si figuri che siamo tra i soci fondatori di Sicrea».
Con Tecton in difficoltà e Coopsette in liquidazione, i 5 stelle pongono ora un problema di sostenibilità del project financing del mercato coperto di Reggio. C’è da preoccuparsi?
«I finanziamenti per quel project li abbiamo fatti a suo tempo e Ovs mi risulta che paghi regolarmente l’affitto. Chi propone di diversificare l’utilizzo del mercato coperto deve tenere conto che gli impianti sono fatti per ospitare quel tipo di negozio. Certo la liquidazione di Coopsette non aiuta ma per ora mi sembra che stia tutto in piedi».
È vero che siete in ballo per affittare il ramo dei restauri?
«Si, è uno dei progetti strategici avviati nel tempo ma siamo in una fase intermedia, sperando di riuscirci».
In tanti parlano di un vostro concordato imminente. Altri di liquidazione. Cosa farete?
«Io è cinque anni che sento dire che Tecton chiude e che non ce la fa. Noi stiamo cercando di risolvere tutti i problemi. Anche uno solo di quei grandi crediti risolverebbe la situazione. È corretto dire che ci sono delle difficoltà».
Avete prestito sociale?
«Sì, parliamo di 50mila euro ed è quasi solo degli amministratori. Per scelta: abbiamo restituito tempo fa visti i chiari di luna». —
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