La parabola di Salami Da “creditore” a capo dell’ex colosso Ccpl
REGGIO EMILIA. Fulvio Salami deve aver ingoiato più di qualche rospo negli anni. Tecton è sempre stata la cenerentola delle costruzioni di matrice cooperativa.
Poi il crollo di Cmr, Orion, Coopsette e Unieco ha riportato in auge il manager, che ha vissuto una sorta di rito di contrappasso quando è diventato presidente del Ccpl dopo il pensionamento di Mauro Casoli, capo assoluto anche in Unieco.
E pensare che Salami e la sua Tecton erano andati in sofferenza nel 2016 proprio per un maxi “credito” vantato nei confronti del Ccpl, il colosso industriale della cooperazione ridotto ora a un topolino rispetto ai fasti degli anni di vacche grasse.
Tecton aveva dovuto subire una riduzione del capitale pari a 2,4 milioni di euro.
La questione è conseguenza delle partecipazioni incrociate tra cooperative, che quando è cascato il palco hanno infettato tutto il sistema, diventato un magma sempre più denso negli anni delle porte girevoli.
Nel 2016 la cooperativa reggiana era alla prese con un mercato asfittico, margini risicati e condizionata dalla diffidenza delle banche.
I ricavi del 2015 di Tecton erano più che raddoppiati da 30 milioni a 64 milioni ma il risultato è peggiorato, con una perdita di 3,7 milioni. Il motivo non era industriale. Il lavoro non mancava ma la prudenza aveva portato all’azzeramento del valore a bilancio proprio del Ccpl, ancora in ballo della maxi multa dell’Unione Europea da 30 milioni di euro comminata alla controllata Coopbox.
Ma sono tante le partite aperte o rimaste a metà nella galassia di Tecton.
Come quella alla Reggia di Rivalta, dove la coop doveva trasformare la Corte rurale in un borgo a cinque stelle. La crisi immobiliare ha bloccato ogni velleità. Un progetto forse non abortito, ma di certo accantonato sine die. Oltre 16 mila metri quadrati posti di fronte all’Ala della servitù, affacciati sulla piazza d'armi della “piccola Versailles” reggiana. Tecton, che ha in mente un restauro da 7-8 milioni di euro, nel 2009 non se la sente di rischiare e accantona il progetto aspettando tempi migliori. Nel frattempo, si studiano percorsi orientati al project financing o al partenariato pubblico-privato, cercando di attingere ai fondi europei per contribuire a sostenere l’intervento di riqualificazione, ma anche questi tentativi falliscono. —
E.L.T.
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