Una mail truffa per incassare soldi
POVIGLIO. Una mail, proveniente all’apparenza da un fornitore abituale, ha avvisato l’azienda che le coordinate bancarie per il pagamento delle ultime fatture erano cambiate e ha fornito un altro codice Iban. Invece si trattava di una truffa: quei 40mila euro di una società milanese, sono finiti sul conto corrente di un ghanese residente a Poviglio, Kwabane Boansi, 54 anni, per il quale ieri si è aperto il processo.
L’uomo è accusato di ricettazione, non essendoci la prova diretta che sia stato lui ad architettare la truffa, mentre il fatto che la somma sia stata versata sul suo conto personale basta a consteragli la ricettazione. I fatti risalgono al 2015, quando, secondo l’accusa, il povigliese per procurarsi un ingiusto profitto, ha ricevuto sul suo conto corrente la somma di 40.572 euro, in due tranche, con bonifici da 12.627 euro il 7 aprile 2015 e 27.945 euro il 19 maggio 2015. Denaro della ditta Fresenius Kabi Anti Infectives Srl di Milano, una società milanese che produce antibiotici.
Le mail incriminate erano riconducibili alla Adeg Srl, ditta di Settimo Milanese che era veramente un partner commerciale della Fresenius. Società che, quindi, non si è insospettita quando è stato comunicata la modifica per i versamenti. L’inganno è stato scoperto grazie all’accortezza del direttore della Banca Popolare, filiale di Poviglio che, resosi conto della singolarità di quel bonifico ad un cittadino ghanese, ha chiesto informazioni all’istituto bancario dell’azienda farmaceutica, bloccando così il terzo flusso illecito.
«Questo tipo di truffe, messe in atto da professionisti che si insinuano nelle mail delle aziende private, sono in continua crescita» ha sottolineato l’avvocato Marco Ventura del Foro di Milano, che rappresenta la parte offesa.
Da parte sua l’imputato, difeso dall’avvocato Giandomenico Pitaro del Foro di Parma, ieri è stato ascoltato in aula con l’ausilio di un interprete: ha negato qualsiasi coinvolgimento, sostenendo di aver ricevuto quei soldi a sua insaputa. Difatti il 54enne, operaio, insieme al fratello gestisce un’attività di import-export con il Ghana di pezzi di ricambio d’auto: perciò quando ha visto quei versamenti ha pensato che fossero legati al suo commercio, pur ammettendo di non avere una spiegazione per l’accaduto. Il giudice monocratico Chiara Alberti ha deciso un supplemento di indagine e ha rinviato il processo al 24 settembre. —
Ambra Prati
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