«Vecchi sveli i conti del mercato coperto»
Guatteri e Ognibene: dubbi sulla tenuta del project financing «Coopsette e Tecton in crisi: se salta pagherà il comune»
REGGIO EMILIA. Se Coopsette e Tecton non riescono ad arrivare in fondo al project financing del mercato coperto di Reggio, a mettere una pezza milionaria sarà il comune di Reggio. Proprio le difficoltà dichiarate di Tecton allarmano il Movimento 5 stelle. L’eventuale crisi della società, oltre a segnare il tramonto dell’ultima cooperativa reggiana delle costruzioni, rischia infatti di presentare un conto affatto leggero - di alcuni milioni - da saldare per il comune. Lo hanno denunciato ieri, carte alla mano, la candidata sindaco del M5s Rossella Ognibene e la capogruppo pentastellata in consiglio comunale, Alessandra Guatteri, che già in tempi non sospetti (a gennaio) avevano denunciato il ritardo nel pagamento degli stipendi ai dipendenti di Tecton.
A legare a doppio filo le sorti della coop a quelle dell’amministrazione è il project financing per la ristrutturazione del mercato coperto di via Emilia su cui, a fine mandato, le pentastellate chiedono al sindaco Luca Vecchi di fare «un atto di trasparenza», spiegando lo scenario attuale e le possibili conseguenze per la prossima amministrazione eletta a maggio.
Tutto nasce nel 2008 quando per il recupero architettonico del mercato - peraltro bene demaniale di interesse storico - nasce la srl «La Galleria», partecipata al 70% da Coopsette, (società dal 2015 in liquidazione) e da Tecton per il 30%. Il comune, allora retto da Graziano Delrio, affida i lavori nonostante il fatto che, secondo Guatteri e Ognibene, le prime avvisaglie della crisi sconsigliassero «secondo l’abc dell’economia», ulteriori operazioni immobiliari. Per l’intervento, costato circa 13 milioni, La Galleria ottiene la contropartita della gestione degli spazi commerciali ripristinati per 33 anni, termine poi modificato con una variante alla convenzione sulla concessione, firmata nel 2012, che li porta addirittura a 41. La formula utilizzata è quella della «finanza di progetto» e cosa accade quando nei soci della società di progetto (La Galleria, ndr) si verificano tensioni finanziarie, lo spiega Ognibene. L’avvocato, chiarisce che «per legge e per le due convenzioni firmate con atto notarile dal dirigente Massimo Magnani, quando una società di progetto non può più sostenere economicamente l’operazione si va, in ipotesi, alla risoluzione del contratto». Che però «non è indolore perché la legge prevede che il concedente, in questo caso il comune, debba far fronte nei confronti della società di progetto del valore opere realizzate, al netto degli ammortamenti conseguiti fino a quel momento». Numeri che i 5 stelle non possiede e chiede al sindaco di rendere pubblici, mentre fin troppo noti sono i costi che i soci della «galleria» devono sostenere e forse non possono. Sono tutti nero su bianco nell'ultimo piano economico finanziario disponibile, allegato alla convenzione del 2012, dove a fronte di un finanziamento bancario di 5,5 milioni e del contributo di 1,7 del comune, si prevede un investimento iniziale di 5,3 milioni di Tecnon e Coopsette. Che si erano inoltre impegnate a ripianare le perdite previste fino al 2020. Dubbi anche sul canone d’affitto di Ovs da 650mila euro l’anno. «Quasi 2000 al giorno, difficile che resti tale. Vecchi chiarisca i conti. Poi siamo d’accordo a rivedere l'utilizzo dell’immobile». —
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