Fatture false, condannati i fratelli Macario
Enzo (pena di 4 anni e 4 mesi) tenta di scagionare il fratello Giovanni (un anno e 8 mesi di pena). Assolto Eugenio Sergio
Enzo Macario condannato a 4 anni e 4 mesi (a fronte di una richiesta dell’accusa di 10 anni e 3 mesi) per associazione a delinquere finalizzata a operazioni fiscali inesistenti e fatture false; il fratello Giovanni Macario condannato a un anno e 8 mesi per la sola associazione a delinquere; Eugenio Sergio, in videocollegamento dal carcere di Terni, dove è detenuto per Aemilia, assolto dai reati di estorsione ed usura (a fronte di una richiesta di 6 anni). Si è concluso così il primo grado del processo scaturito dall’operazione “House of cards”, una maxi inchiesta per una girandola di fatture false milionarie che all’origine vedeva alla sbarra sei imputati.
L’INDAGINE
L’indagine della Squadra Mobile aveva preso avvio nel 2014 dalla denuncia di una mamma: aveva assistito all’aggressione del figlio, affogato dai debiti di gioco e strangolato dall’usura, con tanto di minacce (“Se non mi porti i soldi ti sparo in bocca”). Gli investigatori avevano scoperto contatti tra il giovane (fuggito all’estero terrorizzato, rifiutandosi di deporre in Aemilia) con Eugenio Sergio da una parte ed Enzo Macario dall’altra. Le intercettazioni avevano rivelato l’esistenza di una società, la Full Trade, creata secondo l’accusa allo scopo di emettere fatture per operazioni inesistenti. Il 14 aprile 2016 erano stati rinviati a giudizio i fratelli Enzo e Giovanni Macario (il primo codifeso dai legali Carmine Migale e Giuseppe Migale Ranieri, il secondo da Giacomo Fornaciari) ed Eugenio Sergio (avvocato Migale Ranieri).
«NELLE VOSTRE MANI»
Ieri, davanti a Giovanni, Enzo ha voluto rilasciare dichiarazioni spontanee, tentando di scagionare il fratello. «Lui non c’entra, gli avevo chiesto il favore di fare il legale rappresentante di un’azienda per un periodo perché io non potevo». Tra una stoccata al testimone fantasma («chi doveva testimoniare qui non è mai venuto») e una precisazione piccata («negli atti risulto nullatenente, ma io avevo una ditta che non ho ancora chiuso perché devo riscuotere dei crediti: sono stato costretto a fare il dipendente»), Enzo Macario si è appellato alla clemenza dei giudici: «Chiedo la mia assoluzione, se si può dare. Sono nelle vostre mani».
LA SENTENZA
Dopo quasi un’ora di camera di consiglio, il collegio giudicante (presidente Simone Medioli Devoto, a latere Sarah Iusto e Stefano Catellani) è uscito alle 13 con il verdetto. Dei quattro capi d’imputazione a carico di Enzo Macario (associazione a delinquere, fatture false, usura ed estorsione) sono rimasti in piedi solo i primi due, unificati dal vincolo in continuazione e con le aggravanti, mentre è stato assolto dall’accusa di usura ed estorsione e interdetto dai pubblici uffici per 5 anni. Conto zero per Eugenio Sergio. Sempre per il vincolo in continuazione aggiunti due mesi a Giovanni, con pena sospesa e restituzione del computer e di una somma sequestrata. I giudici hanno invece rigettato la richiesta di confisca per equivalente monetario avanzata dal pm Giacomo Forte.
GLI AVVOCATI DIFENSORI
«Siamo soddisfatti. Per Sergio è stata accolta in pieno la tesi difensiva: usura ed estorsione non provate perché la persona offesa si è volontariamente sottratta all’esame – hanno detto i legali – Per Enzo Macario attendo le motivazioni ma andremo sicuramente in Appello perché a nostro avviso non ci sono i presupposti per contestare l’associazione a delinquere». «La stessa accusa ha riconosciuto il ruolo marginale di Giovanni, al quale è stato inflitto il minimo della pena, che per gli addebiti contestati andava da un anno e 6 mesi a 6 anni», ha rimarcato l’avvocato Fornaciari. —
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