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Violenta la dipendente: condannato

Ambra Prati

Due anni e 10 mesi al dirigente d’azienda di 30 anni più vecchio della donna che ha molestato per un anno intero

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CAVRIAGO. È stato condannato a 2 anni e 10 mesi per violenza sessuale aggravata – una sentenza perfino più severa della richiesta del pm Piera Giannusa, che aveva chiesto due anni – il dirigente d’azienda 61enne trascinato in tribunale dall’ex dipendente 30enne. A distanza di sette anni dai fatti, il datore di lavoro è stato condannato. Il dispositivo della condanna ha stabilito che l’imputato dovrà versare una provvisionale di ottomila euro alla vittima, costituitasi parte civile, più i danni, da liquidare in sede civile.

I FATTI

Diversi gli episodi contestati al “capo”; episodi che, secondo la vittima, sarebbero iniziati subito e si sarebbero ripetuti per un anno intero, a cominciare dall’inizio del 2012 e durante il 2013. Secondo il racconto della giovane, che ha deposto in una precedente, sofferta udienza, il titolare della ditta di Cavriago dove lei lavorava la faceva oggetto di attenzioni morbose e di palpeggiamenti continui, nonostante le proteste della donna, che aveva fatto intendere chiaramente al principale (con il doppio dei suoi anni) di non gradire affatto quelle avances.

I palpeggiamenti nelle parti intime erano stati percepiti, dalla donna, come particolarmente degradanti perché compiuti anche con l’uso di oggetti, come un manico di scopa, strofinato dall’uomo sulle parti intime della dipendente.

L’episodio più grave, secondo quanto testimoniato dalla donna, è avvenuto un giorno in cui il datore di lavoro, dentro il bagno, le ha afferrato le mani per poi baciarla contro la sua volontà.

«Io ero in piedi nella mia postazione, accanto al macchinario. Lui mi si è avvicinato alle spalle, si strusciava contro di me e mi palpeggiava con forza. Che indumenti indossavo? Pantaloni e maglietta», aveva raccontato in aula il 25 ottobre dell’anno scorso la giovane, che nel 2013 era stata licenziata assieme ad altri addetti a causa della crisi economica dell’azienda.

la sentenza

È stato proprio l’episodio del manico di scopa utilizzato in modo oltraggioso a indurre al rigore il collegio giudicante, presieduto da Simone Medioli Devoto (a latere Sarah Iusto e Stefano Catellani). I giudici hanno ritenuto convincenti le testimonianze degli ex colleghi di lavoro della donna, che hanno confermato in pieno quell’episodio al quale avevano assistito. Su altri, invece, non ci sono stati riscontri. La difesa del 61enne, incensurato – che ha sempre protestato la sua innocenza e chiesto l’assoluzione – ha preannunciato che intende ricorrere in Appello. Anche la parte civile, rappresentata dall’avvocato Rosa Apadula, non è stata soddisfatta della sentenza, poiché il risarcimento richiesto dalla giovane è stato ben più ingente. —

Ambra Prati

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