Ex agente di Equitalia fa sparire 31mila euro: patteggia 4 anni
Secondo quanto ricostruito dalla Procura, fra il 2010 e il 2015 si sarebbe intascato 31.380 euro di cartelle esattoriali
REGGIO EMILIA. Vive nella nostra città il 50enne Pio Pirozzi che è stato processato – in tribunale a Parma – per peculato e la vicenda giudiziaria affonda nel suo passato di agente di riscossione di Equitalia.
Secondo quanto ricostruito dalla Procura, fra il 2010 e il 2015 si sarebbe intascato 31.380 euro di cartelle esattoriali. A lui si era rivolto – nella sede parmigiana di Equitalia – un imprenditore destinatario di alcune cartelle esattoriali.
Ebbene, in piena fiducia, l’imprenditore consegnava a Pirozzi in un quinquennio tutti quei soldi, pensando che poi venissero versati nelle casse di Equitalia.
E Pirozzi – per tenere lontano dai sospetti il 59enne – gli consegnava delle ricevute provvisorie intestate in vario modo (Set Parma spa, Parma Riscossione spa, Equitalia Parma spa, Equitalia Parma Reggio spa). Ricevute poi rivelatesi del tutto fasulle. Una beffa che l’imprenditore parmense a lungo non ha nemmeno lontanamente sospettato, perché i dubbi hanno cominciato a delinearsi solamente quando sono arrivati i primi solleciti di pagamento.
A quel punto è iniziata l’affannosa ricostruzione di quanto accaduto, da qui l’amara verità che si evidenzia. I soldi erano finiti nelle tasche di Pirozzi. Sono così scattate le denunce non solo da parte del contribuente “spennato” di quella bella cifra, ma anche del direttore generale nonché legale rappresentante di Equitalia Centro (con sede a Firenze). In tribunale a Parma l’ex agente di riscossione, tramite l’avvocato difensore Federico De Belvis, ha patteggiato 4 anni di reclusione per quest’accusa di peculato, in continuazione con altri 2 anni di carcere “concordati” come pena per un’altra vicenda di concussione e corruzione sempre legata all’ex lavoro in Equitalia. Nel 2014 era finito agli arresti domiciliari per alcuni mesi. E stavolta?
«Avendo Pirozzi già scontato cinque mesi agli arresti domiciliari come misura cautelare – puntualizza l’avvocato De Belvis – ora chiederemo l’affidamento ai servizi sociali». —
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