Maltratta e perseguita giovane moglie italiana Marocchino nei guai
CASINA. Internet, l’entusiasmo giovanile, ma anche culture diverse, perché il 26enne è marocchino mentre è italiana l’ormai ex compagna.
Un mix che ha portato – l’anno scorso – un matrimonio a naufragare nel peggiore dei modi, con strascichi giudiziari evidenziatisi ieri in tribunale a Reggio Emilia davanti al giudice Sarah Iusto.
Da quanto filtra da un processo con rito ordinario solo agli inizi, i due si erano conosciuti sul web, chattando. La giovane ad un certo punto fa un passo in più, si reca diverse volte in Marocco, scocca l’amore e nel Paese nordafricano si sposano. Poi il trasferimento in Italia, precisamente nel paese appenninico. Ma a nozze fulminanti, in pochi mesi, subentrano violenze fisiche e psicologiche, secondo quanto ricostruito dal pm Piera Giannusa sulla scia della denuncia della giovane sposa. Un incubo che si è tradotto in pesanti accuse per il marocchino: maltrattamenti, stalking e lesioni aggravate. Dall’agosto all’ottobre 2018 sarebbero iniziate umiliazioni, offese e minacce.
«Tu non vai da nessuna parte. Se non vivo io, non vivi neanche tu», dice alla moglie, puntandole contro un coltello e strattonandole il braccio. Il nordafricano avrebbe colpito pure l’auto dove lei si era rifugiata, minacciando di lanciare una tegola sul parabrezza. E poi, al volante della propria macchina, usandola come ariete, avrebbe abbattuto la recinzione di casa per cercare di entrare dentro l’abitazione, dove lei si era barricata per cercare di sfuggire a tanta furia. Ma chiudere quella convivenza da parte della donna, non significa risolvere i problemi. Inizia, infatti, una valanga di telefonate e messaggi: «Troia, prima o poi paghi tutto. Non hai alcun posto dove scappare», e ancora «Se mi fai male giuro che muori, hai capito bene». Spunta persino l’emoticon del diavolo: «Ti giuro che non vivi più». Una pressione che si sarebbe materializzata a casa di lei, inducendola a temere a tal punto per la propria incolumità, da farsi accompagnare dalle amiche durante gli spostamenti, a cambiare numero di telefono e a dotarsi di spray al peperoncino.
Un incubo che spinge la giovane – tutelata dall’avvocato Davide Martinelli – a denunciare tutto ai carabinieri, che avviano i primi accertamenti. Il pm Giannusa ottiene dal gip Giovanni Ghini il divieto di avvicinamento per il 26enne che è difeso dal legale Giuseppe Caldarola. Il nordafricano durante l'interrogatorio di garanzia ha spiegato il disagio provato approdando in Italia, ma anche di aver tentato di salvare il matrimonio e di non aver accettato di essere stato allontanato dalla casa coniugale, accennando anche a un'inconciliabilità per motivi culturali.
A fine giugno inizieranno a sfilare, in aula, i primi testimoni.
T.S.
BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
