Via libera in Consiglio a un lago artificiale anti-piene del Secchia
RUBIERA. Nuovi argini e nuove aree per “ospitare” l’acqua del Secchia, dei suoi canali e delle due diramazioni. Martedì il consiglio comunale ha approvato definitivamente il nuovo il Pae (piano attività estrattive) al termine di un percorso avviato a metà dello scorso decennio. Uno strumento usato per regolare scavi e interventi idrogeologici, che in territorio rubierese comprendono anche una vasta porzione del sistema delle casse di espansione del Secchia: una serie di bacini, canalizzazioni, laghetti e briglie che governano il flusso del corso d’acqua in una zona delicata e fragile.
«Il piano – spiega il sindaco Emanuele Cavallaro – è fondamentale per il potenziamento della sicurezza idraulica del Secchia, a partire da quella dei comuni a valle. Consentirà l’ampliamento del sistema delle casse d’espansione, compatibilmente con la realizzazione, da parte di Aipo, del nuovo argine».
Il nuovo piano comprende diversi provvedimenti che si snodano attorno alla creazione di un ampio invaso idrico – una sorta di lago artificiale – realizzato togliendo l’acqua dal flusso principale. Perché il circuito sia completo si attende l’arrivo di un nuovo argine per il Secchia, un’opera di competenza dell’Aipo.
«Questo nuovo lago significa tantissime cose contemporaneamente: per chi abita vicino al fiume, è un bacino d’acqua che diminuisce la piena e garantisce più sicurezza – continua Cavallaro –. Per chi lavora nelle escavazioni, è un nuovo giacimento di ghiaia disponibile per i futuri bisogni edilizi e di opere pubbliche, senza necessità di approvvigionamenti a distanza. Sarà, inoltre, un miglioramento dal punto di vista ambientale, per chi usa l’argine per le passeggiate. Sarà bello camminare dimenticandosi di essere in una delle zone più produttive e industrializzate d'Europa».
Il bacino del Secchia conta su un ecosistema ricco, con tante specie animali. C’è anche un valore storico che travalica il confine tracciato dal Secchia: «Per i cittadini di Carpi – dice Cavallaro – è la zona da cui proviene l’acqua che li disseta ogni giorno. Carpi prende l’acqua da Rubiera fin dal 1300. Furono i carpigiani a deviare il Tresinaro in Secchia e a costruire il Canale di Carpi, ancora oggi in funzione. Tenere insieme tutti questi aspetti in un’area delicata dal punto di vista ambientale è stato molto complicato».
Nel Piano delle attività estrattive, la priorità viene data alla tenuta idrogeologica, in una zona in cui le piene, le esondazioni e i crolli di bacini e argini sono stati frequenti in questi ultimi anni, segnati da siccità alternate a precipitazioni intensissime e violente. Al secondo posto c’è la tutela delle falde acquifere. Una scelta «costata una riduzione di circa 600mila metri cubi di ghiaia da escavare». Ora si guarda all’Aipo per la realizzazione dell’argine: «Ci auguriamo che Aipo parta rapidamente con i lavori di realizzazione dell'argine – conclude Cavallaro – l’opera fondamentale per la sicurezza idraulica. Noi percorreremo il resto della strada, forti di uno strumento che disegna un nuovo equilibrio tra Rubiera e il suo fiume». —
Adr.Ar.
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