«La scommessa di quest’anno? Fare dialogare più discipline»
Zanichelli, presidente della Fondazione Palazzo Magnani: «Puntiamo sulla sperimentazione e sulle nuove produzioni»
«Passati per sempre sono i tempi delle grandi narrazioni che garantivano unità alle visioni del mondo. Il nostro è il tempo della frammentazione. E quanto più la natura del legame tra le persone è di tipo materialistico, tanto più viene esaltata la dimensione atomistica dell’uomo». Per Davide Zanichelli, presidente della Fondazione Palazzo Magnani, c’è bisogno di fermarsi a riflettere. E la quattordicesima edizione del festival di Fotografia Europea, inaugurato ieri è un’ottima occasione per farlo.
Dopo aver scosso gli animi con la rivoluzione, pensiamo alla mostra “Sex & Revolution” a Palazzo Magnani, Fotografia Europea 2019 ragiona sull’intimità delle relazioni. Perché questa scelta?
«Mentre con “Rivoluzioni” abbiamo voluto indagare i diversi mutamenti intervenuti nella vita delle persone a seguito di grandi cambiamenti epocali, con “Legami” compiamo un percorso inverso: partendo dall’indagine sulle nuove dinamiche che legano intimamente le persone, proveremo a suggerire aperture dello sguardo verso quei nuovi mondi che, tramite le relazioni, gli uomini saranno in grado di costruire. Saranno affrontati temi controversi e scomodi come la relazione uomo-robot, abilità e disabilità del corpo, i ruoli uomo/donna che si mescolano nella società liquida, le relazioni familiari, il destino dei migranti, con un affondo sulla fotografia giapponese (paese ospite) e sulla giovane fotografia italiana. In un’epoca come quella attuale, segnata da atteggiamenti sempre più analitici, egoistici e divisivi, ci è sembrato opportuno introdurre sguardi differenti su ciò che invece lega gli uomini, su ciò che può essere messo a fondamento di una rinnovata prospettiva sociale».
L’anno scorso la manifestazione ha registrato circa 60.000 visitatori. Il trend è cresciuto negli anni? E qual è l’obiettivo di questa edizione?
«I dati che rileviamo annualmente grazie anche al lavoro dell’Università di Modena e Reggio ci parlano di una crescita di visitatori e dell’impatto economico indotto dalla manifestazione. Ogni anno intervengono ovviamente anche fattori esterni che possono influenzare la partecipazione, come ad esempio la bella stagione. Da un punto di vista culturale è indubbio il posizionamento che il Festival ha assunto nel tempo, grazie alla perseveranza dell’annualità (siamo alla quattordicesima edizione) e alle scelte compiute dal direttore artistico Walter Guadagnini. Dialogando con operatori culturali stranieri, Reggio Emilia, da un punto di vista artistico, ormai è associata alla fotografia. E questo è nei fatti, non sono opinioni».
Ma come si riesce a mantenere vivo l’interesse dei cittadini e dei turisti?
«Una delle chiavi del successo è senza dubbio il grande coinvolgimento nel Circuito Off delle tante associazioni, delle gallerie d’arte, dei diversi luoghi vocati alla ricerca e all’arte così come di semplici appassionati che decidono per due mesi di rendersi protagonisti e contribuire con mostre ed eventi. C’è molta voglia di partecipare e di generare occasioni di incontro e confronto a partire dalla fotografia».
A proposito di turisti, sono in aumento? Oltre alle mostre avete pensato di organizzare “pacchetti” che invoglino a scoprire il territorio?
«Questa è una domanda da rivolgere più propriamente agli uffici e alle agenzie che si occupano di turismo in termini di pernottamenti e consumi. Il nostro osservatorio registra l’accesso, la soddisfazione e la fedeltà del visitatore. Nell’edizione scorsa il 60% del campione rilevato ha confermato di aver già partecipato al Festival, mediamente 4 volte. La metà dei visitatori arriva da fuori provincia e il 40% viene appositamente per Fotografia Europea. Il 93% si dichiara soddisfatto del programma e dell’organizzazione. Il nostro impegno quest’anno si è concentrato anche sull’estensione fuori città del circuito Off. Dai dieci del 2018, nell’edizione di quest’anno saranno sedici i comuni della provincia coinvolti per consentire al visitatore di muoversi anche fuori Reggio per scoprire nuovi luoghi».
La scommessa più grande di questa edizione di Fotografia Europea?
«L’edizione 2019 intende da un lato consolidare quantità e qualità dei progetti (24 mostre in 10 luoghi), delle produzioni e degli eventi, dall’altro incrementa un percorso di forte collaborazione e integrazione tra diverse discipline, danza e fotografia in primis, quindi anche musica e parole. Oliviero Toscani, Mario Calabresi e Mogol saranno gli ospiti degli eventi principali delle giornate inaugurali. Senza rinunciare ad omaggiare i grandi maestri l’edizione di quest’anno spinge decisamente sulle produzioni e sulla sperimentazione anche grazie ai vincitori della call internazionale che ha raccolto quasi 400 proposte da tutta Europa». —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google