Camisasca: «Dall’esaltazione alla dimenticanza, ieri come oggi»
Il vescovo ha celebrato la messa in cattedrale sottolineando la necessità di lottare insieme a Cristo
REGGIO EMILIA. Ieri mattina, alle 10.15, con il ritrovo davanti alla basilica di San Prospero, il vescovo Massimo Camisasca ha presieduto la celebrazione delle Palme e della Passione del Signore per le cinque parrocchie dell’unità pastorale “Santi Crisanto e Daria”.
Sul sagrato della basilica si è tenuto il rito della commemorazione dell’ingresso del Signore a Gerusalemme e, a seguire, la processione con le palme e i rami d’olivo dalla basilica del Santo Patrono verso la cattedrale, dove il vescovo ha presieduto la messa, con l’ascolto del racconto della Passione secondo Luca.
L’Omelia
«Con questa celebrazione – così esordisce monsignor Camisasca nella sua omelia in cattedrale dopo la lettura del Vangelo – entriamo nella settimana più importante dell’anno. La Chiesa ci dona la grazia di rivivere la Settimana Santa, rivelando così il suo volto di madre premurosa e affettuosa, che dona a ciascuno dei suoi figli quanto di più prezioso esista: la Passione, Morte e Risurrezione di Gesù Cristo».
«Egli, come abbiamo ascoltato dal Vangelo di Luca – ricorda il vescovo – camminava davanti a tutti salendo verso la Città Santa. Gesù conosceva il duro destino che lo attendeva di lì a poco e desiderava con determinazione che si compisse. Accettava e abbracciava volontariamente la morte, certo dell’assistenza di Dio, suo Padre, e per amore degli uomini e delle donne di tutti i tempi».
Poi, la descrizione del comportamento della folla che dall’amore per Gesù passa dalla parte dei potenti. «La gente semplice era felice di vederlo e di poter stare con lui: lo conosceva, erano noti i miracoli che egli aveva compiuto, le sue doti di umanità. Grande fascino esercitavano le sue parole. Ma tra la folla ci sono anche alcuni farisei, i quali sfidano il Signore dicendogli: “Maestro, rimprovera i tuoi discepoli”. Ecco, attorno a Gesù, nel momento del suo ingresso messianico in Gerusalemme, ci sono due gruppi, due forze: la semplicità genuina ed entusiasta dei discepoli e l’ostilità dei capi del popolo. Saranno questi ultimi a decidere il destino del Figlio di Dio, anche grazie alla collaborazione con il potere laico di allora, il procuratore romano e il re Erode».
La dimenticanza
«Non accade forse la stessa cosa anche nella nostra vita, e cioè che passiamo da un’esaltazione per Cristo alla dimenticanza di lui, se non addirittura al rinnegamento? Non si può credere in Cristo senza combattere con tutto noi stessi, come lui e insieme con lui, contro il potere del male e contro il peccato. Egli ci dà la forza per affrontare questa lotta e ci sostiene nei momenti più bui, mostrandoci, già ora, che dopo la rinuncia e la morte sorge l’alba della vita nuova, cioè della Risurrezione». —
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