Gazzetta di Reggio

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Viale Timavo 

Lavori in seminario si aprono le buste

Luigi Vinceti
Lavori in seminario si aprono le buste

Oggi si conoscerà l’importo della complessa operazione Il 29 aprile il via al cantiere del terzo polo universitario

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Lunedì 29 aprile aprirà il cantiere per dare una nuova destinazione all’uso dell’ex seminario vescovile diocesano che si trova in circonvallazione, sul lato opposto al centro storico, nel tratto di viale Timavo. Vi nascerà il terzo polo della sede reggiana di Unimore (Università di Modena e Reggio) dopo palazzo Dossetti di viale Allegri e il campus di San Lazzaro. Oggi intanto si conoscerà l’esatto importo della complessa operazione: verranno infatti aperte le buste delle imprese che concorrono alla esecuzione dei lavori.

La data del 29 aprile non è casuale. Il Comitato Reggio Città Universitaria (presieduto dall’architetto Mauro Severi) che si è costituito per condurre l’operazione l’ha scelta perché coincide con quella del miracolo di Marchino, il piccolo sordomuto che ritrovò voce e udito dopo l’apparizione della Madonna mentre giocava sulla ghiaia del torrente Crostolo che quattro secoli fa scorreva dove oggi si trova corso Garibaldi. L’evento spinse la popolazione reggiana, di ogni ceto e censo, ad unirsi ed erigere la magnifica Basilica cittadina dedicata alla Madonna della Ghiara.

Quello che avviene oggi appare dunque come un altro “miracolo” in chiave moderna.

Perché alla realizzazione del progetto concorrono energie pubbliche e private, istituzioni e imprenditori che hanno dato vita un ampio schieramento con l’intento di dotare la città di un piano accademico ancora più solido e variegato. Dopo Uni-mo-re (Università di Modena e Reggio) ecco dunque “Uni-re-mo”; è un gioco di parole ma testimonia tangibilmente la fusione d’intenti certificata dall’elenco di chi ha scelto di partecipare all’iniziativa.

Significativo è in primo luogo il fatto che la Diocesi abbia deciso di mettere in campo un palazzo del valore di decine di milioni di euro – nato per creare sacerdoti – destinandolo a nuovi compiti sia pure anch’essi di carattere formativo. Sorprende poi il bersaglio raggiunto: in pochi mesi sono state raccolte sufficienti risorse economiche (si tratta di milioni) per dare avvio al lodevole programma.

Hanno aderito finora: Regione Emilia Romagna, Provincia e Comune di Reggio, Camera di Commercio, Fondazione Manodori, Unindustria, Confcooperative, Iren, Argo Tractors, Bertazzoni, Comer Industries, Immergas, Maxima, Nexion, Ognibene Power, Padana Tubi, Smeg, Spal Automotive, Rcf e Banca Popolare Emilia Romagna.

A dire il vero manca ancora una certa quantità di soldi e non resta che sperare che arrivino altri generosi donatori ad affiancarsi ai protagonisti già in campo i cui nomi compaiono nei pannelli appesi alle cancellate che circondano la facciata del complesso immobiliare cittadino.

Una cosa è certa, la filantropia accademica è una forma d’impegno sociale connessa al concetto di “futuro” e spesso si manifesta attraverso sostegni agli studenti – con borse di studio e dottorati di ricerca – che puntano a valorizzare l’impegno della conoscenza. Simili esperienze sono diffuse in tutto il mondo (iniziò Harvard nel 1643) con benefattori che creano piattaforme per accumulare fondi da destinare alla didattica. Altre volte per realizzare strutture, aule e alloggi per accogliere studenti e docenti, come accade appunto oggi nella nostra città. —



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