Coca e armi clandestine, 4 anni a D’Angelo
L’imputato nel 1989 era miracolosamente scampato ad un agguato a colpi di pistola: era nel mirino di Valerio e Bellini
MONTECCHIO. Trent’anni fa era miracolosamente scampato ad un agguato tesogli da quello che ora è un pentito di mafia (Antonio Valerio) e il collaboratore di giustizia nei processi di ’ndrangheta racconta di essere stato spalleggiato – quella sera dello sparo – dallo spietato killer Paolo Bellini.
Stiamo parlando di Antonino detto “Nino” D’Angelo, siciliano ora 71enne, che ieri – in tribunale a Reggio Emilia – ha affrontato un processo (con rito abbreviato) insieme al magrebino 36enne Hamid Ennichan per quanto accaduto l’11 giugno dell’anno scorso: la polizia li bloccò mentre stava avvenendo una cessione di droga (42 grammi di cocaina, in sasso), poi nell’abitazione dell’anziano vennero trovate armi e munizioni nascoste dentro un vano della cassaforte.
LE DUE CONDANNE
Per lo spaccio di stupefacenti (Ennichan aveva venduto la “polvere bianca”) il nordafricano (difeso dal legale Franco Beretti) è stato condannato a 3 anni di reclusione.
Mentre D’Angelo ha dovuto rispondere non solo di traffico di droga, ma anche di ricettazione e detenzione di armi clandestine (le due pistole trovate hanno la matricola abrasa).
«D’Angelo non è uno spacciatore, quella cocaina era per uso personale – ribatte l’avvocato difensore Vainer Burani – e solo occasionalmente ne cede piccoli quantitativi. Le armi? Ha sempre avuto il porto d’armi ed era arrivato al Nord in soggiorno obbligato. Non poteva liberarsi di quelle due armi clandestine, quindi aveva preferito tenerle in cassaforte, affinché non finissero in mani sbagliate».
Alla luce di queste valutazioni, la difesa ha chiesto il minimo della pena. D’Angelo è stato condannato a 4 anni di carcere (il pm Iacopo Berardi aveva chiesto una pena di cinque mesi e dieci giorni più pesante).
I poliziotti, quel giorno, avevano assistito allo scambio di droga fra D’Angelo ed Ennicham, recuperando il sasso di cocaina e 4.800 euro in contanti.
Altre sorprese erano emerse dalle perquisizioni degli appartamenti dei due arrestati.
PISTOLE CLANDESTINE
In particolare nella casa di D’Angelo saltavano fuori armi e proiettili.
Nel vano ricavato all’interno della cassaforte erano infatti nascoste due pistole con matricola abrasa (una semi automatica Pietro Beretta calibro 22 e un revolver Arminus calibro 38 Special) nonché 50 cartucce calibro 38, 15 cartucce calibro 7,65, 5 cartucce calibro 38 special, una scatola con 47 cartucce Winchester Super Speed calibro 22, un sacchetto da frigo avvolto da nastro da pacchi marrone con 45 cartucce calibro 38 special, una scatola per pulizia pistola calibro 22 Kaliber e la ulteriore somma di 2mila euro in contanti. —
T.S.
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