Sindacati in piazza «per salvare i lavoratori dell’Asp Don Cavalletti»
CARPINETI. Per domani alle 10 i sindacati hanno indetto un presidio in piazza della Repubblica a Carpineti per manifestare contro l’esternalizzazione delle cucine e per il mantenimento della natura pubblica dell’Asp Don Cavalletti.
Il presidio fa seguito all’incontro, avvenuto lo scorso 20 marzo,con la direttrice e la presidente del Consiglio di amministrazione della Don Cavalletti. «In quella sede – spiegano Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl – l’amministrazione ha confermato la decisione di avviare le procedure per l’esternalizzazione a un privato del servizio cucina; una ennesima fase del processo di depotenziamento di questo ente, dopo l’esternalizzazione del Sad, avvenuta circa un anno fa». Per i lavoratori si tratta di un altro colpo inferto al lavoro pubblico e soprattutto alle operatrici «che da anni svolgono con professionalità e dedizione un lavoro prezioso e apprezzato dalle famiglie e dagli ospiti della struttura, per le quali sarebbe invece opportuno e rispettoso dare maggiori certezze occupazionali e ragionare su di un futuro legato alla continuità e alla qualità del lavoro e dei servizi».
Alla base della scelta di esternalizzare il servizio cucina, riconoscono i sindacati, «vi è una stima del deficit di bilancio dell’Asp che ammonterebbe a 17.000 euro riferito all’anno 2017, anche se va detto che non è stato possibile verificare quanto affermato dall’amministrazione, visto che a oggi non è dato sapere ufficialmente che fine abbia fatto il bilancio di esercizio 2017 né tanto meno quello di previsione 2018». In assenza di dati certi e certificati dagli organismi di verifica e controllo dei conti dell’Asp, non è stato quindi possibile per i sindacati, in sede di confronto, analizzare in modo compiuto ed esaustivo lo stato economico e finanziario della Don Cavalletti e con esso le conseguenti ricadute occupazionali della struttura. «È curioso – sottolineano i sindacati – come una amministrazione pubblica chieda al sindacato e alla Rsu di avallare al buio una decisione come questa, che riteniamo sbagliata e dannosa per i lavoratori e più in generale per la comunità montana, senza presentare dati certi e oggettivi che in qualche modo ne giustifichino la scelta. Purtroppo – concludono – la questione si trascina da oltre due anni con il risultato di assistere a un preoccupante e progressivo peggioramento del clima organizzativo nei confronti dei lavoratori». —
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