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cronaca

Due imprenditori del settore dei trasporti accusati di una maxi evasione da 3 milioni

Appennino reggiano, i carabinieri dell'ispettorato del lavoro hanno controllato le posizioni di 400 lavoratori, per la maggior parte dell'Est: venivano impiegati attraverso appalti irregolari per evitare il pagamento dei contributi. Denunciati in 6


17 aprile 2019


APPENNINO REGGIANO. Operazione dei carabinieri del Nucleo ispettorato del lavoro di Reggio Emilia sugli appalti di manodopera per 400 lavoratori dell’autotrasporto. Nei giorni scorsi gli ispettori hanno denunciato alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Modena, 6 persone (5 Italiani e un rumeno) a conclusione di un’ta indagine partita nel gennaio 2018 a seguito di un controllo presso un macello dell’Appennino Reggiano, e sviluppata col supporto dei colleghi del Comando provinciale carabinieri di Reggio Emilia.

Due imprenditori del settore degli autotrasporti, uno italiano e l’altro straniero, titolari di ditte di autotrasporto con sede legale in provincia di Modena, ma che lavoravano su tutto il territorio nazionale - seguiti nelle loro attività da una ex consulente del lavoro di origini sarde (già radiata dall’Ordine di appartenenza) - con l’aiuto di altri soggetti, nel ruolo di prestanome, avevano costituito 2 società cooperative di trasporti per eludere le norme sui contratti di lavoro e in materia previdenziale. L'’attività ha permesso di accertare che gli imprenditori, pur conservando la proprietà dei mezzi di trasporto, riuscivano a impiegare centinaia di autisti, perlopiù dell’est Europa, in appalto con altre imprese del medesimo settore, ottenendo dall’ente previdenziale il documento unico di regolarità contributiva (Durc) sempre in regola, con il vantaggio di non avere formalmente in forza alcun lavoratore.

Il Nucleo carabinieri ispettorato del lavoro ha proceduto alla verifica di circa 400 posizioni lavorative, ed elevato sanzioni amministrative e ammende per diverse decine di migliaia di euro, contestando alle imprese, collegate tra loro, il mancato rispetto dei requisiti per l’appalto. Le imprese, inoltre, trattenevano illecitamente le quote dovute dai lavoratori a titolo previdenziale e fiscale per un importo complessivo di quasi mezzo milione di euro. I militari  hanno così accertato un' evasione contributiva e previdenziale ai danni dell'Inps - nel periodo gennaio 2014 maggio 2018 - di oltre 3 milioni di euro.

I reati contestati sono la truffa in concorso, l’esercizio abusivo della professione, la somministrazione fraudolenta, l’omesso versamento delle ritenute previdenziali e assistenziali sulle retribuzioni, la falsità o omissioni in registrazioni obbligatorie, nonché il ricorso ad appalti privi dei requisiti, somministrazione irregolare con dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti. 

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