Gli alberi, i leoni, il Manzo La riscossa dei manifesti
Primo safari tra la propaganda dei candidati sindaci e consiglieri affissa in città C’è chi ha scelto la “strategia poster classici” e chi sperimenta il cartone animato
Reggio Emilia. Dal “tutti per uno, uno per tutti” fino al virilismo. È così che a Reggio Emilia si gioca la carta dei manifesti per le prossime elezioni amministrative. Con questo safari tra la propaganda stampata ed affissa in città inizia l’analisi - anche scanzonata - dei messaggi subliminali dei candidati a sindaco e consigliere. Tornano i manifesti, tornano le facce. La più diffusa e “profilata” è quella del sindaco uscente Luca Vecchi che di rosso esibisce soltanto una cravatta dentro un fondo neutro nel quale non c’è traccia dello stemmino del Pd. “Profilato” perché i post di Vecchi non cambiano immagine ma il motto, a seconda di dove sono posizionati. Ad esempio vicino ai Giardini Pubblici, lo slogan è “50.000 nuovi alberi in tutta la città”, mentre in via Hiroshima il motto diventa stradale e promette la via Emilia bis per liberare le frazioni di Cella, Gaida e Cadè. Vecchi si propone come “sindaco di tutta Reggio”. Trasversale.
Ma lo fa anche il candidato del centrodestra Roberto Salati, presentandosi senza cravatta e braccia conserte come “il sindaco dei cittadini”. Salati esibisce 4 simboli e si fa fotografare con i leoni di San Prospero sul fondo.
Meno locale e ruggente è la candidata del M5s Rossella Ognibene che per ora ha optato per un cartone animato firmato da Ro Mercenaro, in rima fiabesca anti-inquinamento e anti-cemento. La Ognibene è rappresentata come protagonista di un radicale cambiamento di politica ambientale, tra Pippi Calzelunghe con gli anni che passano e le pubblicità televisive anni Sessanta. È il cartoon del mondo purista grillino.
La candidata di Alleanza Civica Cinzia Rubertelli ha scelto il segno dei tempi: lei in bianco e nero più cloud su fondo blu, cioè all’interno di una nuvola di parole chiave del suo programma.
Poi ci sono i manifesti in coppia. È il caso di quello del Pd Dario De Lucia che spesso e volentieri va in cordata con Arci Gay, nel caso con la candidata Fabiana Montanari.
Lei dice “Possiamo farlo”, lui afferma “Vota fortissimo”. Slogan liberi e libertari che permettono agli elettori e ai passanti di aggiungere quel che desiderano, anche fuori dagli schemi, pure di genere.
Fuori campo formale e dal protocollo gioca anche un altro candidato del Pd, Mattia Manzotti, reggiano che studia giurisprudenza a Parma. Lui predilige Facebook, gratuito e più diretto alla fascia dei giovani. Gioca col suo cognome o il suo soprannome: “Un Manzo in Comune”. —
St. Sc.
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