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la testimonianza/1 

«Ho sentito quel botto forte non credevo fosse uno sparo»

El.Pe.
«Ho sentito quel botto forte non credevo fosse uno sparo»

Parlano una delle bariste e la moglie del titolare del locale che gestisce il negozio accanto «All’inizio non avevo capito cosa fosse successo»

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SCANDIANO. «È venuto dentro, è andato in bagno, poi si è seduto fuori».

La barista del “Blue Bar” racconta così degli ultimi istanti di vita di Giorgio Campani.

Il giorno dopo l’omicidio tornare dietro al bancone non è facile, e la barista non lo nega.

«Abbiamo sentito quel botto. Ma inizialmente non avevo capito che si trattava di uno sparo» confida. Certo, dentro a un bar, in una zona di passaggio ma non particolarmente popolata come può essere Rondinara, non è il primo pensiero che ti viene che si tratti di uno sparo un rumore forte come quello di uno scoppio. E che quel colpo sia stato sparato per uccidere una persona.

«Ho visto il corpo a terra ma non sono andata a vedere – dice con un po’ di emozione –. A quel punto, il titolare del bar ha chiamato i soccorsi». Ma per Giorgio Campani non c’era più niente da fare. È morto sull’istante.

Parole, quelle della barista, che ricalcano quelle di Anna Laurino, che si occupa del locale accanto al bar, una rivendita di cialde. «Mi sono solo affacciata alla vetrata quanto ho sentito il botto e l’ho visto lì per terra. Non ho visto l’altro, era già andato via. Non lo conoscevo neanche. Ci siamo resi conti e mio marito ha chiamato i soccorsi. Ma era già morto, si vedeva» racconta. «La vittima era un nostro cliente abituale, veniva tutti giorni, quasi regolarmente. Era una brava persona Giorgio, ma entrambi. È davvero un gesto che nessuno si aspettava. Siamo rimasti tutti sconcertati». —

El.Pe.

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