Pianificato lo sparo al bar per una donna contesa
Premeditazione e movente passionale al centro dell’inchiesta del pm Forte Si scava sulle frequentazioni di Guidotti e Campani tramite tabulati e testimoni
Su come sia avvenuto l’omicidio non vi è nessun “giallo” da scoprire relativamente alle modalità, mentre per gli inquirenti – cioè il pm Giacono Forte che coordina le indagini dei carabinieri – rimane “complicato” il movente, anche se la pista passionale sembra, al momento, l’unica plausibile.
Al momento poggiano su queste basi le accuse al 58enne Giampietro Guidotti: omicidio con le aggravanti della premeditazione e dei futili motivi, inoltre il porto abusivo d’arma in luogo pubblico.
DELITTO PIANIFICATO
Sulla premeditazione gli investigatori sembrano avere le idee chiare, in quanto la ricostruzione è che l’assassino, lunedì mattina, avesse già con sé il revolver 38 special quando è andato al Magati di Scandiano a trovare il padre ricoverato in gravi condizioni, per poi uscire dall’ospedale, fermarsi in un negozio d’abbigliamento (sempre a Scandiano) e infine puntare verso il Blue bar di Rondinara, dove sparerà al 60enne Giorgio Campani. Una pianificazione che si desume anche da come si è svolto il delitto. Una fredda determinazione da killer.
Giunto al bar intorno alle 11 con il suo furgoncino Peugeot, Guidotti imbocca l’entrata sinistra della veranda adibita a distesa.
La vittima – che sta parlando con un amico ad un tavolino – non si accorge dell’arrivo del suo carnefice. L’omicida è come un automa. Non dice una parola. Si avvicina a Campani e, posizionandosi alle sue spalle ma leggermente spostato di lato, da circa un metro gli spara, colpendolo alla tempia. Un colpo solo, mortale. Il 60enne stramazza al suolo e si forma in fretta una pozza di sangue. Il tutto sotto gli occhi esterrefatti e terrorizzati della persona che stava parlando con Campani. A quel punto l’assassino si sposta dal tavolino e sempre nel bar scarica il revolver dagli altri due proiettili che aveva in canna, per poi farfugliare: «Quello che dovevo fare l’ho fatto, ora chiamate i carabinieri». Poche parole davanti a due testimoni sotto shock, poi Guidotti se ne va, sale sul furgoncino ed attende l’arrivo dei carabinieri per costituirsi: «Ho sparato io, non ce la facevo più».
ESASPERATO DA COSA?
Una frase che sembra tradire uno stato di esasperazione nell’omicida. Ma sul movente lo scenario con il passare delle ore rimane nebuloso. I due si conoscevano da anni (fin dall’infanzia) e gli inquirenti hanno già scavato su eventuali ruggini finite a carte bollate. Nulla di nulla. Non sarebbero emersi contrasti giudiziari, cioè finiti in denunce e controdenunce. Abitando e da tanto tempo nella stessa frazione (Visignolo di Baiso) ci sta che una querelle possa essere nata per le ragioni più svariate, dal motivo economico al banale battibecco.Ma se frizioni vi sono state, sono rimaste a livello di discussioni verbali. E allora? L’esplosione improvvisa di tanta violenza deve per forza avere una motivazione recente, un “qualcosa” che Campani conosceva e forse rinfacciava insistentemente a Guidotti, a tal punto da fargli impugnare il revolver (detenuto regolarmente, ma che non poteva portare nel bar). E quel “qualcosa” potrebbe avere a che fare con una donna, forse straniera. Una donna come “pomo della discordia”, aspetto peraltro confermato alla Gazzetta da un amico della vittima: «Quello che è successo ultimamente non lo so... Ma so che c’era un problema con delle donne. Giorgio frequentava una donna e poi ci sarebbe andato anche Giampietro, o viceversa. Se la contendevano».
Se dai filmati delle telecamere presenti nel luogo del delitto i carabinieri ricaveranno elementi ancora più precisi sulla dinamica dell’assassinio, testimonianze e tabulati telefonici potrebbero fornire dettagli-chiave sui rapporti fra i due e soprattutto sulle loro frequentazioni, specie sul versante femminile (avevano contatti con la stessa donna?). Anche le perquisizioni, effettuate nelle abitazioni dei due protagonisti di questa allucinante storia, potrebbero aprire squarci in un movente dell’omicidio che rimane rarefatto, impalpabile.
Da analizzare due personalità completamente diverse. Giampietro Guidotti – conosciuto da tutti come “Picchio” – è un agricoltore in pensione, con terreni di proprietà e una certa agiatezza, separato da tempo, introverso e comunque benvoluto da tutti, angosciato negli ultimi giorni dalle condizioni sempre più gravi dell’anziano padre. Dall’altra Giorgio Campani, dipendente comunale in pensione, invalido, dal temperamento più estroverso e aggressivo a parole, tanto da essere soprannominato “Trump”. —
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