Gazzetta di Reggio

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Scandiano 

Vandali nel parco Caponnetto sradicato di notte un cartello

Adr.Ar.

Il palo con la dedica al fondatore del pool antimafia  gettato nel greto del Tresinaro Fabio Ferrari ha provveduto a rimetterlo a posto

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SCANDIANO. Il cartello del giudice Caponnetto sradicato da terra. È un vandalismo doppiamente pesante, per il gesto e per il valore morale della persona ricordata, quello avvenuto nella notte fra domenica e lunedì a Scandiano, all’interno del parco “Giudice Antonino Caponnetto”.

Qualcuno ha strappato dal suolo il palo metallico con insegna sistemata nell’area vede a lato di viale Mazzini, inaugurata nell’ottobre 2012 e dedicata al padre del pool antimafia di Palermo, maestro di Falcone e Borsellino.

All’intitolazione erano presenti, la moglie Elisabetta Baldi Caponnetto, l’allora prefetto di Reggio Emilia e oggi di Palermo Antonella De Miro, il sindaco Alessio Mammi e il colonello Paolo Zito, all’epoca comandante provinciale dei carabinieri. L’operazione venne curata da Fabio Ferrari, all’epoca consigliere comunale scandianese e consulente del ministero dell’Interno, oggi vicepresidente dell’associazione I-XII-XVIII. «In questi anni nessuno ha mai toccato i tre cartelli con l’intitolazione al giudice», racconta Ferrari. Lunedì, invece, la sgradita segnalazione: «sono stato informato che un cartello è stato divelto e trascinato lungo il greto del fiume Tresinaro. Mi sono recato a personalmente a recuperarlo per riportarlo all’interno del parco», spiega.

Il danno è stato del tutto deliberato. L’asta infatti è stata sradicata dal suolo, gettata di cemento compresa, e basta vedere le foto per capire come sia stata necessaria parecchia forza per completare la manovra. Anche il Comune è stato avvisato dell’accaduto e nel giro di poche ore il palo con il cartello è stato rimesso al suo posto. Rimane comunque l’amarezza: «In tanti anni mai era accaduto un simile atto che può definirsi vandalico, ma ritengo che sia ben più grave. Il giudice ha dedicato e sacrificato la propria vita insieme ad altre donne e uomini della magistratura e delle forze dell’ordine per combattere il cancro delle mafie», commenta Ferrari. —

Adr.Ar.

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