«Guidotti credeva il papà ormai morente»
La difesa valuta se chiedere una perizia psichiatrica: «La notizia avuta in ospedale ha avuto un effetto dirompente»
Al momento l’omicida tace davanti ai magistrati. Provatissimo per quanto commesso, Giampietro Guidotti detto “Picchio” ha sinora parlato solamente con i suoi difensori.
Pochi minuti lunedì nella caserma dei carabinieri di Scandiano, un colloquio più lungo (circa un’oretta) ieri mattina in carcere a Reggio Emilia.
E qualche novità arriva proprio dalla difesa, cioè dalle avvocatesse Mariaemma Ghidoni e Paola Cagossi che, incrociando i cronisti in due momenti diversi – successivi all’udienza di convalida dell’arresto – rispondono in un colpo solo sia alle indiscrezioni uscite sulla stampa in questi giorni relativamente alle indagini, sia alle voci di paese che si rincorrono vorticosamente da giorni sul perché un uomo benvoluto da tutti a Visignolo di Baiso abbia all’improvviso e in quel modo feroce ucciso un compaesano ed amico di vecchia data (cioè il 58enne Giorgio Campani).
In soldoni, la difesa sposta il movente su altri scenari.
«UN DRAMMA UMANO»
All’uscita dal carcere della Pulce non si sottrae ai microfoni delle due tv locali l’avvocatessa Cagossi.
«Abbiamo verifiche da fare, si è fatto del gossip, invece è un dramma umano che richiede calma. Non c’è nessuna donna contesa – rimarca – invece c’è un equilibrio delicato da preservare, non con il gossip. Se ha agito in modo razionale nei primi momenti dopo l’omicidio? A noi non sembra molto razionale, ma assai provato».
Il difensore dice che nel colloquio non si è parlato di pentimento da parte di Guidotti – o meglio non è stato affrontato l’argomento – per poi specificare un particolare non indifferente su quel maledetto sparo al bar.
«Prima che compisse il delitto – spiega Paola Cagossi – era convinto che il padre fosse morto. Una situazione di shock rilevante in questa vicenda. Abbiamo saputo che il padre è in effetti ricoverato in gravissime condizioni e a Guidotti era stato detto con pochissimi giorni di vita: un elemento dirompente nel suo equilibrio».
E davanti ad un quadro simile, i due difensori stanno valutando se chiedere una perizia psichiatrica di parte in fase di indagini.
Più tardi, con i giornalisti della carta stampata, l’avvocatessa Ghidoni ritorna sul movente del delitto.
DISSAPOri NEL TEMPO
«È una situazione complessa e molto delicata che può riguardare anche figure femminili, ma non va inquadrata come la contesa per una donna. Guidotti ha riferito di dissapori e situazioni problematiche che si sono susseguite nel tempo».
Cattivo vicinato? Dispute su terreni? Frizioni per questioni personali?
Dato che i due si conoscono fin da bambini, di cose fra loro ne possono essere accadute parecchie e in ambiti diversificati. Di certo l’assassino era esasperato dai comportamenti della vittima nei suoi confronti (continue derisioni per futilità o frizioni ben più consistenti?), come si deduce da quanto ha detto – lunedì mattina – in quei concitati momenti: all’interno del locale («Quello che dovevo fare l’ho fatto») e ai carabinieri a cui si è consegnato («Ho sparato io, non ce la facevo più»). —
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