Il business poteva fruttare fino a mezzo milione all’anno
REGGIO EMILIA. Dalle mani degli aguzzini passavano mille cani all’anno, per un giro d’affari stimato in 500mila euro. Tanto rendeva il traffico di cuccioli, che il sodalizio comprava per pochi euro e rivendeva a quattro volte tanto, riuscendo a offrire prezzi economici ma redditizi per loro. Un business che andava avanti da anni totalmente “in nero”, tanto che l’indagine è destinata a proseguire sul versante fiscale. Mai come in questo caso il movente è squisitamente il profitto. Alcuni esempi: il bulldog francese “blu”, una delle razze più ricercate, costava al gruppo criminale 300 euro e veniva venduto a mille; il bulldog francese costava 150 euro, prezzo agli intermediari o al consumatore finale 600 euro; il maltese da 120 euro veniva piazzato a 500 euro.
Prezzi inferiori (30% in meno) rispetto al mercato lecito, ha spiegato il capitano Amerigo Filippi dei carabinieri di Piacenza: «Gli acquirenti che pensavano di aver fatto un affare hanno poi speso quel differenziale in cure veterinarie, spesso vane perché i cagnolini morivano».
La cifra conveniente per i compratori era il risultato di vere e proprie crudeltà sugli animali, oltre che di una frode in commercio poiché di quello che veniva pubblicizzato (cani nati in Italia, con pedigree accertabile, vaccinati e in salute) non c’era nulla di vero. Negli annunci era riportato che i cuccioli avevano 65 giorni, dato che per poter commercializzare un cane la legge italiana prevede un’età minima di tre mesi e 21 giorni, il tempo necessario per lo svezzamento e la somministrazione dei vaccini. Invece i carabinieri hanno trovato – insieme ad adulti malati – cuccioli di appena un mese: talmente piccoli che, sottratti alle cure materne, erano destinati a non sopravvivere. I pochi esemplari che resistevano al viaggio lungo 12 ore, stipati nel bagagliaio senz’acqua né cibo, arrivavano a Reggio debilitati. —
Am.P.
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