Il ministro Salvini si complimenta e annuncia controlli e pene più severi
Gianluca Perilli, vice capogruppo del Movimento 5 Stelle, ha definito il blitz dell’Arma «la conferma di una piaga diffusa nel nostro Paese»
REGGIO EMILIA. «Bella operazione dei carabinieri forestali di Reggio Emilia contro il traffico illecito di cuccioli». Così, anche il ministro dell’Interno Matteo Salvini ha elogiato i militari nostrani, complimentandosi per l’operazione “Crudelia”. «Stiamo lavorando per inasprire le pene ed aumentare i controlli nei confronti di chi maltratta gli animali», ha concluso il vice premier. A ruota è intervenuto Gianluca Perilli, vice capogruppo del M5S, che ha definito il blitz «la conferma, ancora una volta di più, che il maltrattamento di animali rappresenta una piaga diffusa nel nostro Paese. Una piaga che interessa vere e proprie organizzazioni criminali: ogni giorno basta sfogliare i giornali per rinvenire casi sparsi in tutto lo stivale».
Dal punto di vista legislativo Perilli ha preannunciato un disegno legge: «Il M5s già dalla passata legislatura ha lavorato approfonditamente su questo fenomeno, che va contrastato con ogni mezzo. Abbiamo già pronto un disegno di legge “quadro” di ampio respiro, a mia firma, che inasprisce le pene per chi si rende protagonista di certi abusi, con misure specifiche anche riguardo la caccia, i cui confini vanno delimitati con maggiore cura. A questo punto non si può più aspettare: presto daremo il “la” all’iter per iniziare a discutere il testo in Parlamento».
Da tempo le associazioni ambientaliste invocano maggiore severità per «chiunque, per crudeltà e senza necessità, cagiona lesioni ad un animale ovvero lo sottopone a sevizie». Al momento però il codice penale prevede per il maltrattamento di animali «la reclusione da 3 mesi a 18 mesi o una multa da 5mila a 30mila euro»; è vero che «la pena è aumentata della metà se ne deriva la morte dell’animale», ma il “conto” è inferiore ai due anni, il che significa che scatta la sospensione della pena e chi si macchia di questo reato non va in carcere.
A meno che non sia accusato di associazione a delinquere, come nell’operazione reggiana. —
Am.P.
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