Scontro sul contratto delle “maschere” tra Fondazione Teatri e sindacato Slc Cgil
La cooperativa Rear ha inquadrato il personale come “vigilanti” introducendo norme e trattamenti retributivi peggiorativi
L’ennesimo caso di un contratto di lavoro non applicato da una ditta vincitrice di un appalto coinvolge, questa volta, la fondazione I Teatri e il sindaco che ne è presidente. Lo denuncia il sindacato dei lavoratori della comunicazione aderente alla Cgil annunciando la mobilitazione degli addetti al servizio di accoglienza al pubblico (le cosiddette maschere) che sarebbero penalizzati dall’introduzione di norme e trattamenti retributivi propri dei vigilanti, diversi e meno vantaggiosi rispetto a quelli a cui finora hanno avuto diritto. Nei primi mesi di quest’anno tale attività è stata messa a gara con un nuovo bando e l’appalto è stato vinto da Rear, una cooperativa di Torino che opera in tutta l’Italia in teatri importanti come il Regio di Torino e il Piccolo di Milano. Quindi la Coop. Rear ha deciso di applicare alle maschere dei teatri reggiani il contratto collettivo di lavoro della Vigilanza e dei Servizi fiduciari al posto del contratto collettivo dei Teatri attualmente applicato sia ai dipendenti diretti sia ai lavoratori in appalto.
Il sindacato ritiene che ne derivi un peggioramento delle condizioni normative e salariali e si riserva di contrastare la decisione della cooperativa non solo con l’iniziativa sindacale, ma anche con azioni legali.
Infatti la Fondazione stessa avrebbe dichiarato che il bando della gara impegna la ditta appaltatrice non solo ad assumere i lavoratori già impiegati nel servizio di accoglienza, ma anche a salvaguardare le precedenti condizioni contrattuali. La fondazione I Teatri, però, attribuisce a quelle parole un significato generico, negando che si potesse imporre all’aggiudicatario dell’appalto lo stesso contratto di lavoro già in vigore.
«Fatti salvi l’equilibrio economico e la clausola sociale richiesti dalla Fondazione – spiega Paolo Cantù, direttore della Fondazione – la giurisprudenza prevalente stabilisce, a tutela della libertà e autonomia d’impresa, la non imposizione in fase di gara della tipologia di contratto che l’aggiudicatario dovrà applicare ai propri dipendenti, pur rimanendo nell’ambito di servizi riconducibili all’oggetto dell’appalto».
Quindi la cooperativa Rear era tenuta ad assorbire il personale in servizio, ma nel bando non poteva essere inserita alcuna clausola che la obbligasse a rispettare il contratto precedente.
Il servizio di assistenza al pubblico dei teatri reggiani è esternalizzato dal 2002. Alla fine dell’anno scorso la Fondazione ha rinnovato la procedura di gara con il supporto di una consulenza legale. La Cooperativa Rear s’è aggiudicata l’appalto presentando un’offerta tecnica di qualità e garantendo, come era espressamente richiesto dal bando, «la riassunzione dei lavoratori in servizio e condizioni salariali in linea con quelli della precedente gestione». —
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