Il falso Modigliani della mostra proveniva da Reggio Emilia
Sequestrate dai carabinieri due opere attribuite al maestro ed esposte a Palermo Immesse sul mercato come autentiche avrebbero avuto un valore di nove milioni
“Donna con cappello”, olio su tela di 62,5X40 centimetri. È uno dei due falsi Modigliani esposti in una mostra di Palermo e sequestrati su delega della Procura palermitana dai carabinieri del Reparto operativo della Tutela patrimonio culturale. Un’opera di proprietà di una famiglia di Reggio Emilia, secondo le forze dell’ordine attribuita falsamente al maestro livornese, artista che, postumo, è stato vittima prescelta del mercato dei contraffattori. Una leggenda alimentata dalla celebre “beffa delle false teste di Modì” messa in scena nel 1984, quando tre sculture trovate in un canale a Livorno mise d’accordo la critica sull’autenticità della scoperta, salvo poi scoprire che si trattò di una burla.
IL CONTROVALORE
Oltre alla “Donna con cappello” di provenienza reggiana, sotto sequestro è finito ora anche un altro falso Modigliani, “Hannelore”, dipinto a olio su tela di 65X70 centimetri, proveniente da un’eredità e giacente del Tribunale Civile della Spezia. Il controvalore delle due opere, qualora immesse sul mercato come autentiche, anche in riferimento alle polizze sulle tele ammonterebbe a 9 milioni di euro l’una.
L’esposizione
I due dipinti erano esposti a Palazzo Bonocore, dove da novembre a marzo era in corso la mostra “Modigliani Experience, Les Femmes”, organizzata dalla società Navigare, in collaborazione con l’istituto Modigliani di Spoleto retto da Luciano Renzi, con direttore artistico Alberto D’Atanasio. La mostra è stata subito bersaglio di critiche, compresa una smentita del Ministero sulla concessione del patrocinio.
I DIPINTI
L’autenticità dei due dipinti, presentati come fiore all’occhiello di un percorso basato su proiezioni fotografiche multimediali, era stata messa subito in dubbio da Carlo Pepi, 82enne collezionista d’arte toscano e studioso indipendente del grande artista livornese: una vita spesa a smascherare i falsari delle opere di Modì, culminata un’inchiesta su opere esposte a Genova nel 2017.
Un’indagine a carico di sei per truffa, falso e contraffazione di opere, che grazie anche all’Fbi ha permesso di smascherare un “sistema” che da 20 anni coprirebbe le emulazioni del pittore livornese, morto nel 1920.
LA DENUNCIA
A novembre, lo stesso Pepi – sostenuto nelle sue battaglie dalla fondazione Caponnetto – segnalò anche le due opere esposte a Palermo: «Sono apparse le immagini di due presunti Modigliani nella “miracolosa” mostra di Palermo e come previsto, si tratta di madornali, inaccettabili falsi! E la tragedia continua...», scriveva su Facebook. Un giudizio confermato dai periti delle forze dell’ordine e ribadito ieri da Pepi anche alla Gazzetta, che lo ha raggiunto telefonicamente: «I falsari si stanno preparando per il centenario», spiega il critico ripercorrendo le tappe delle sue scoperte, descrivendo una passione per l’arte nata a sei anni, passata per una “investitura” ufficiale della figlia di Modigliani affinché curasse le opere del padre e non poche peripezie, dalle quali è uscito sempre vincitore. «Dopo anni in cui sono stato perseguitato da Procure e carabinieri, adesso il vento sta cambiando – aggiunge – ho studiato l’opera di Modigliani tutta la vita. È il mio impegno personale, senza alcun tornaconto economico. Lo faccio per amore dell’arte e della verità. Dall’88 faccio denunce e segnalazioni. È questione di occhio, di talento, di una logica ferrea matematica. I buoi ora sono scappati, ma non si possono attribuire certe porcherie a Modigliani». —
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