La bibliotecaria plurilaureata convinta ambientalista
«Ritengo ingiustificata la bocciatura dei conti che rischia di creare una situazione che prelude a procedure fallimentari»
REGGIO EMILIA. Da direttrice della biblioteca di Scandiano e poi di quella universitaria, plurilaureata e da sempre convinta ambientalista, ad assessore all’Ambiente prima in giunta a Reggio (con Graziano Delrio dal 2004 al 2009), poi a Genova (con Marta Vincenzi dal 2009 al 2012) e infine nella Giunta di Virginia Raggi a Roma, portando in dote, in quest’ultimo caso, i fidi Lorenzo Bagnacani e Vitaliano Biondi.
La parabola amministrativa di Pinuccia Montanari si è bruscamente interrotta a febbraio 2019 con le sue dimissioni che hanno segnato anche la fine della colonizzazione reggiana della giunta capitolina. La decisione di dimettersi è arrivata dopo che la giunta Raggi aveva bocciato il bilancio di Ama, azienda che si occupa della raccolta rifiuti e guidata dal manager reggiano Lorenzo Bagnacani. Pinuccia Montanari invece si era strenuamente opposta a quella decisione sostenendo «di ritenere del tutto ingiustificata la bocciatura del bilancio e creando una situazione che prelude a procedure fallimentari».
Dopo le dimissioni di Pinuccia, e di conseguenza di Vitaliano Biondi, con l’uscita di scena del manager Lorenzo Bagnacani, si è chiuso un ciclo. I tre reggiani che per quasi due anni hanno avuto in mano le sorti di ambiente, verde e raccolta dei rifiuti in una città difficile e complicata come Roma, vengono dal variegato mondo dell’ambientalismo reggiano e si sono avvicinati al M5s. Indipendentemente che fossero o siano o meno iscritti ai pentastellati, Pinuccia Montanari e Lorenzo Bagnacani hanno goduto fino alla loro caduta dell’appoggio di Beppe Grillo, che ha favorito la loro ascesa al comune capitolino. Sia per l’ex assessore Montanari sia per l’ex presidente di Ama il nodo su cui si sono scontrati con il sindaco Raggi è stato il bilancio di Ama e il credito di 18 milioni vantati da Ama nei confronti del Comune.
Il sindaco chiedeva che il bilancio chiudesse in rosso, mentre i due reggiani hanno cercato fino alla fine di arrivare a un bilancio in sostanziale pareggio. Altrimenti, disse al momento delle sue dimissioni Pinuccia Montanari, «si rischia di gettare un’azienda che da lavoro a 11mila romani in una situazione di precarietà», esprimendo anche la propria solidarietà «ai lavoratori di Ama e a tutti coloro che si sono sforzati sino ad ora per costruire e non distruggere». —
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