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Mercatone Uno, la proprietà mette sul piatto 20 milioni

Adriano Arati
Una delle proteste dei dipendeti del Mercatone Uno
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Una delle proteste dei dipendeti del Mercatone Uno

Rubiera, Chierici (Filcams Cgil) perplesso: «Non sono sufficienti a risolvere la situazione»  Giovedì un incontro al Ministero, ne è stato fissato un altro per il 30 maggio 

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RUBIERA. Slitta a fine maggio la data necessaria per scoprire il futuro del marchio Mercatone Uno e quindi anche dello storico negozio di Rubiera, sulla via Emilia, da decenni riferimento per l’area reggiano-modenese.

L’incontro. Dopo una settimana di scioperi e proteste pubbliche in tutti i cinquanta punti vendita sopravvissuti ad anni di crisi aziendale, giovedì si è tenuta, nella sede del Ministero dello Sviluppo economico a Roma, una riunione fra i rappresentanti dei sindacati, i tecnici ministeriali e i delegati dell’attuale proprietà.

Il concordato. Al centro, il futuro del Mercatone Uno, dalla fine del 2018 nuovamente alle prese con ritardi nei pagamenti negli stipendi e nel soddisfare le ordinazioni, oltre che con una fortissima incertezza. A inizio aprile è stato chiesto il concordato preventivo, senza informare i dipendenti se non a cose fatte, e la scelta ha generato la reazione delle maestranze e dei sindacati.Ora si passa a giovedì 30 maggio, quando ci sarà un nuovo incontro in cui la proprietà dovrà dimostrare di aver trovato la liquidità necessaria a proseguire l’attività. Ma anche qui, le incognite sono tante.

«L’azienda ha ribadito, come aveva fatto a marzo, di stare lavorando a trovare nuove risorse e nuovi soci, ma la cifra citata è attorno ai venti milioni di euro, non sufficienti a risolvere la situazione per un complesso così grande», spiega il referente provinciale della Filcams Cgil Luca Chierici.«Sono poi le stesse parole che ci avevano detto, prima di chiedere il concordato senza dir nulla a nessuno. Vedremo cosa succederà. Anche il ministero ha usato toni critici con i rappresentanti aziendali» ha aggiunto.

E se al 30 maggio non ci fossero novità positive su nuovi soci? «Vedremo, non è da escludere che dal concordato si passi al fallimento, e che la gestione torni in mano ai commissari ministeriali. Anche su questo punto abbiamo fatto notare che non tutto è girato al meglio, sarebbe stata preferibile una maggiore attenzione», sottolinea Chierici.

Troppe incertezze. Si annuncia quindi un altro mese di punti di domanda: «Ora riferiremo tutti i dettagli ai lavoratori e valuteremo se proseguire con altre forme di protesta, decideremo insieme cosa fare. Rimaniamo attenti su tutta la vicenda e su ogni dettagli, il quadro certo non è chiaro».  Si rimane nel pantano dell’incertezza, oltre che dei ritardi: le maestranze da mesi non ricevono le spettanze complete in tempo utile, e molti clienti sono in ritardo con i loro ordini, perché la crisi centrale blocca anche il flusso di distribuzione dei prodotti.

Le tre giornate di sciopero nazionale hanno portato molta attenzione sulla vicenda, a Rubiera tanti abitanti hanno portato la solidarietà alle 40 persone coinvolte e alle loro famiglie. Un altro momento difficile, per le donne e gli uomini assunti da Mercatone Uno. L’ennesimo di questo decennio segnato da un progressivo collasso dell’azienda con sede a Imola. Dal 2015 si viaggia sotto commissariamento ministeriale, a metà 2018 il marchio e una gran parte dei punti vendita superstiti, fra cui quello rubierese, sono stati acquistati dalla Shernon Holding Srl, società creata ad hoc da un gruppo di imprenditori italiani e stranieri e detenuta a propria volta da una società maltese. I partner sono tre aziende del settore arredamenti, la polacca Black Red White, la turca Dogtas Kelebek e l’italiana 13Casa. —


 

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