Scarcerato il cinese che curava la piantagione di marijuana
Novellara, il 22enne, comparso ieri davanti al gip, ha raccontato come è stato contattato: «Quattro connazionali mi hanno offerto di coltivatore di piante medicinali»
NOVELLARA. Ha raccontato di essere stato assoldato da sconosciuti tramite una chat in cinese, per trovare lavoro in Italia come custode di una serra di piante ad uso farmaceutico. Invece si trattava di marijuana. Questa la versione di Whei Sun Zhi, 22 anni, il gestore della piantagione sequestrata dai carabinieri in un casolare di via Viazza, nella frazione di San Giovanni di Novellara, dove il cinese risulta domiciliato.
Liberato. A sorpresa il giovane è stato liberato al gip per un cavillo formale, al termine dell’interrogatorio che, come altri, è stato paradigmatico delle modalità di reclutamento della criminalità cinese che si avvale di incensurati bisognosi, “sacrificabili” nel caso in cui l’attività illegale, come in questo caso, venga scoperta. In quella zona, già sotto osservazione per altri sequestri simili, i militari avevano usato un drone, messo a disposizione dalla polizia provinciale, per individuare il casolare in disuso, nel quale l’energia elettrica era ottenuta tramite un allaccio abusivo. Al momento del blitz, all’interno c’era solo il 22enne, che è stato arrestato per i reati di coltivazione e produzione di sostanza stupefacente e per furto di energia elettrica. Secondo il capo di imputazione, il soggetto avrebbe agito in concorso con altri (non ancora identificati) che hanno avuto il ruolo di organizzatori, per coltivare illegalmente 870 piante di marijuana che sono state trovate già cresciute, all’interno di sei locali adibiti a serra.
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L’imputato. Ieri, in tribunale, aiutato dall’interprete, il 22enne ha risposto alle domande e ha raccontato che era in Italia da appena un mese quando, su una chat di inserzioni in cinese, è stato contattato da qualcuno che gli ha offerto un lavoro di coltivazione di piante farmaceutiche. Con l’interlocutore aveva pattuito uno stipendio di 2.500 euro al mese, con l’accordo che avrebbe dovuto restare da febbraio fino ad aprile: solo dopo il terzo mese, ad aprile, avrebbe percepito la prima paga, ma il raid dell’Arma ha fatto sì che non abbia ricevuto nemmeno un euro.
Con i datori di lavoro c’era stato un solo incontro: quattro persone – che il 22enne ha descritto in modo sommario, senza riuscire a fornire le generalità – lo avevano prelevato in auto e portato a Novellara. Da allora, ha spiegato, era stato sempre solo. E quando si era reso conto che quelle piante erano di marijuana i “padroni” lo avevano minacciato: non doveva mai uscire da quel casolare, altrimenti addio compenso. Non avendo altra alternativa, il 22enne aveva rispettato i patti. Il pm onorario ha chiesto la custodia cautelare in carcere. L’avvocato difensore Vito Alessandro Pellegrino ha chiesto il termine a difesa. Il giudice monocratico Silvia Guareschi, dopo una camera di consiglio durata quasi tre ore, non ha convalidato l’arresto perché sono decorse 48 ore dall’arresto all’udienza di convalida. Il giudice ha evidenziato questo difetto e ha ritenuto non sussistenti le esigenze cautelari.
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