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«È una prova durissima per tutti noi Nessuno avrebbe mai voluto affrontarla»

Miriam Figliuolo
«È una prova durissima per tutti noi Nessuno avrebbe mai voluto affrontarla»

Lacrime e commozione ieri a Viano per il funerale del 60enne Giorgio Campani ucciso dall’amico di tutta una vita

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Ieri è stato il giorno del dolore e delle lacrime, ancora in cerca di un perché, sulla bara del 60enne Giorgio Campani. Si è svolto, infatti, nella parrocchia di Viano il funerale dell’uomo ucciso dal 58enne Giampietro Guidotti, amico da una vita, che gli ha sparato mentre, lunedì mattina, sedeva con altri amici a uno dei tavoli del Blue bar di Rondinara a Scandiano, a pochi chilometri di distanza da dove si è officiata ieri la cerimonia religiosa.

LA CERIMONIA

La chiesa del Santissimo Salvatore, incastonata tra le colline vianesi, non è stata capace di contenere tutti coloro che si sono voluti stringere alla famiglia: la figlia Sara, sostenuta dal compagno e dalla mamma, e il fratello e la sorella di Campani, Amilcare e Ines.

Il feretro, arrivato dall’ospedale Magati di Scandiano, dove, dopo l’autopsia a Reggio Emilia, era stata allestita la camera ardente, è stato poi portato in chiesa. A sorreggerlo anche il fratello Amilcare, che più volte durante la cerimonia religiosa si è lasciato andare al pianto e al comprensibile dolore.

Molti dei convenuti sono rimasti sul sagrato durante la funzione. Tanti l’hanno seguita in piedi, stretti fino dall’ingresso della chiesa. A loro e ai familiari sono giunte le parole di conforto di don Angelo Guidetti, parroco di Baiso, paese di origine di Giorgio e di Giampietro, detto “Picchio”. Il sacerdote ha officiato la cerimonia religiosa insieme a don Bogumil Krankowski e a don Franco Messori, della parrocchia di Viano.

Lui, Guidotti, apparentemente il più placito e “bonaccione”, introverso forse, ma sempre pronto a dare una mano nelle sagre di paese o in parrocchia: proprio lui, il “Picchio”, lunedì scorso ha rivolto l’arma contro l’amico, Giorgio, quello dei due più “aperto”, schietto e pronto allo scherzo anche goliardico, ma sempre bonario, come ancora ieri lo hanno descritto gli amici. Resta impossibile darsi una ragione di quanto avvenuto.

LA TRAGEDIA

Per Baiso e Viano, le due comunità più frequentate con Scandiano, dai due protagonisti di questa tragica vicenda, il lutto è doppio. E non a caso durante l’omelia, don Angelo, che conosceva bene Campani e conosce Guidotti, ha ricordato entrambi.

«Nessuno di noi – ha detto dal pulpito don Guidetti – avrebbe voluto trovarsi qui a celebrare questa durissima prova a cui siamo chiamati, neppure Giorgio, neppure Pietro. Li abbiamo conosciuti e li conosciamo come persone credenti, come persone per bene. Vorremmo poterci sottrarre a parlarne. Il silenzio è un atto non di educazione, ma un atto dovuto, obbligato, perché noi non conosciamo i segreti del cuore, la fatica del vivere, le ansie, le aspirazioni e i progetti. Anche per i fratelli che non riescono a confrontarsi come fratelli c’è l’albero del perdono, perché in questo o in quel momento ciascuno di noi, qualche volta, non sa quello che fa».

I familiari di Campani fin da subito hanno scelto di percorrere e proseguire la strada del silenzio, senza mai sottrarsi, dai primi istanti dopo il delitto, alla massima collaborazione con gli inquirenti. Nel silenzio si è anche trincerato, dopo le prime ammissioni, Giampietro Guidotti. Molti ieri i visi segnati dalle lacrime. Tanti hanno abbracciato i familiari di Campani e li hanno accompagnati nell’ultimo viaggio del 60enne verso il campo santo. Al termine della messa, il corteo funebre, a piedi, dalla chiesa si è diretto al vicino cimitero di Borgo Visignolo per la tumulazione. Giorgio Campani ora giace nella tomba di famiglia, accanto ai genitori. —



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