Quell’amplificatore è armato, licenziatelo
REGGIO EMILIA. Nel recentissimo passato andava di moda l’alibi “a mia insaputa”, anche se i protagonisti si limitavano soltanto a dire asinerie, a scrivere rozze scemenze. Adesso no. Dilaga la consapevolezza.
Quella di Luca Morisi, ad esempio, che è l’amplificatore digitale dell’immagine del ministro-vicepremier Matteo Salvini.
Nel giorno della Resurrezione, 21 aprile 2019, sul suo profilo Facebook ha postato questo auspicio-ammonizione di pace universale e serenità: “Vi siete accorti che fanno di tutto per gettare fango sulla Lega? Si avvicinano le Europee e se ne inventeranno di ogni per fermare il Capitano. Ma noi siamo armati e dotati di elmetto! Avanti tutta, Buona Pasqua”.
Questa lieve scrittura è corredata da una foto di Salvini che imbraccia e rimira un mitra. Tra i qualcuno che stanno intorno al vicepremier appare lo scientifico Morisi che, con tanto di lasciapassare ministeriale, osserva compiaciuto.
Morisi è consapevole di ciò che scrive per sé e puntualmente s’inventa per conto del suo Capitano (lo stile e la fabbrica degli slogan sono gli stessi). Anche al più incallito ateo, al più indefesso bestemmiatore, al più sospinto guerrafondaio non verrebbe in mente di formulare un augurio di questa razza, per Pasqua. Tutto ha calcolato, il Morisi, 45enne mantovano, leghista dall’infanzia, informatico con una laurea in filosofia a Verona e il ruolo di Vate del vicepremier “me ne frego”, “io vado avanti”, “prima gli italiani”, “io non mi fermo”, “bacioni”. Il frasario non ha fantasie diverse, programmi politici alti e risposte altre.
Ebbene, il Morisi sarebbe anche l’inventore de “La Bestia”, cioè un algoritmo, un sistema editoriale di elaborazione che intercetta le parole e i sentimenti più nevrili del popolo tutto, per cavarne la convincente eloquenza ripetitiva di Salvini, sia su Facebook, su Twitter o un salotto televisivo.
Il mantovano è dunque consapevole, consapevolissimo del sacchetto (misero, ma micidiale) di parole che utilizza per la caccia al consenso. L’alibi. Morisi penserà o dirà che il suo riferimento augurale alla Lega armata è una innocua metafora, un modo di dire, appunto per rappresentare Salvini e suoi come gente robusta e ben piantata. A lui va risposto che, essendo informatico e filosofo, offende se stesso e che il suo marchingegno finalizzato al consenso è bestia di nome e di fatto.
Se davvero esistesse un’autorità superiore, costituita o elettiva – del tipo presidente del Consiglio dei ministri – dovrebbe metterlo alla porta. Ma il suo capo-Capitano (Walt Whitman perdoni lo scempio fatto al suo poesiare “O Captain! My Captain!”) non conosce il ferodo, cioè il materiale che riveste i freni.
Ma c’è altro, che coinvolge tutti, in coscienza ma anche di tasca. Questo Morisi con la sua squadra di costruttori d’immagine, è stipendiato dal ministero degli Interni, cioè da noi. E, si badi, non si tratta di un tradizionale ufficio stampa, ma di un laboratorio mediatico che finalità ad personam, non ad ministerium.
Bisogna davvero riflettere su questa insensatezza italiana: la ridicola e orrida vicenda pasquale di Morisi che oscilla fra il sovranismo fantascientifico indegno di George Orwell e il deprimente-grottesco “E io pago!” alla Totò. Nella loro consapevolezza, e a nostra insaputa.
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