Ccpl, attesa per la multa si stimano 16 milioni oltre bisognerà vendere
REGGIO EMILIA. Una foto spiega meglio di tutto il nuovo corso del Ccpl. È quella rilasciata un paio di anni fa con i nuovi vertici del Ccpl. L’ex corazzata industriale reggiana, prima in mano al padre nobile Ivan Soncini, era passata in mano a Lino Versace che l’ha affidata da un paio d’anni a Moris Ferretti, figlio dell’ex vice sindaco di Reggio Franco Ferretti, già amministratore di Unipeg - ceduta sotto il peso dei debiti - passato poi per il risanamento di Coopbox e attuale membro anche del cda e del comitato di Iren che propone le retribuzioni, diventando figura di collegamento tra i reggiani e la grande multiutility.
Ferretti ha dovuto prendere in carico l’ennesimo delicatissimo dossier in capo alla cooperazione, cioè il tandem Ccpl e Coopbox. Accanto a lui nel Ccpl c’è anche Fulvio Salami, altro manager tra quelli considerati più giovani nella cooperazione, premiato con la carica nel Ccpl per aver tenuto a galla la sua Tecton, cooperativa delle costruzioni che sta elaborando però in questi giorni un concordato per evitare il peggio. Puntellare l’universo cooperativo non è infatti semplice e a chi è stato delegato nell’ultimo biennio l’arduo compito - quelli ricompresi in quella foto - non è stato fatto proprio un regalo.
Rispetto a una volta del Ccpl restano macerie. Dal mezzo miliardo di affari si è passati ora a Coopbox, risanata ma ancora fragile rispetto a un mercato complesso. Su questa pesa la multa da 33 milioni di euro comminata dall’Ue ormai dieci anni fa, presa interamente in capo dalla controllante Ccpl che ha accantonato 16 milioni di euro. Questa la valutazione, secondo perizia, della maxi multa europea. Fino a quella cifra, quindi, il patrimonio del Ccpl resisterebbe all’urto. La coop ha già anticipato 5 milioni come acconto e sta per versare un altro milione. Qualora l’Antitrust europeo chiedesse una cifra superiore ai 16 milioni di euro, il Ccpl potrebbe essere costretto a vendere, a partire proprio da Coopbox. Rimessa in equilibrio, infatti, l’azienda ha riassunto un valore agli occhi dei concorrenti italiani ed esteri. Gli investimenti richiesti per gli stabilimenti e per lo sviluppo nel settore sono ingenti e la cooperazione è a corto di liquidità. Vendere significherebbe valorizzare il risanamento dopo anni di accantonamenti e svalutazioni. —
E.L.T.
BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
