La produzione iniziò nel 1929 con l’idea dell’ingegner Aldo
L’azienda fu devastata nella Seconda guerra mondiale e poi rifondata nel 1946 conoscendo decenni d’oro prima dell’incessante declino
REGGIO EMILIA. All’inizio del Novecento nella zona della stazione ferroviaria, fino ad allora agricola, si insediarono le Officine Reggiane e, al di qua dei binari, alcuni piccoli stabilimenti tra cui l’azienda vinicola fondata negli anni Venti da Riccardo Fornaciari, che nel 1927 si affermò come primo produttore di vini della provincia. In quel periodo la ditta compì un salto di qualità grazie a un impianto brevettato dal figlio Aldo, ingegnere meccanico, che consentiva di produrre mosti concentrati e di ricavare dalle vinacce di uva ancellotta, un vitigno tipico della nostra campagna, un colorante naturale denominato enocianina. La produzione ebbe inizio nel 1929, ebbe successo e permise allo stabilimento di ampliarsi fino ad occupare una superficie di circa diecimila metri quadri.
L’attività fu interrotta durante la guerra in seguito ai bombardamenti del 7-8 gennaio 1944, mirati sulle Reggiane, che devastarono anche l’azienda Fornaciari. Nel 1946 la ditta fu rifondata con la denominazione Enocianina Fornaciari. La produzione riprese e si ampliò grazie a un nuovo brevetto per la realizzazione di enocianina in polvere, che ne facilitava la commercializzazione e l’esportazione. Furono i decenni d'oro di uno stabilimento all'avanguardia nell'innovazione tecnica, che nel 1971 si dotò di un altro brevetto avviando il primo processo di purificazione dei pigmenti antocianici, utilizzati anche in campo medicinale.
In seguito la produzione conobbe un incessante declino, fino a quando negli anni Duemila una parte del complesso immobiliare finì all'asta e fu ceduta a causa dell'indebitamento. —
L.S.
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