«I lupi non vanno abbattuti No a risposte semplicistiche»
Nuccia Mola, presidente di Legambiente Appennino replica alla richiesta del presidente Cia Cervi di uccisioni selettive
Castelnovo Monti. «Una presa di posizione comprensibile, che ovviamente tiene conto delle pressioni che vengono avanzate da agricoltori e allevatori, ma quello della fauna selvatica è un tema complesso, che non può prevedere risposte semplici, o meglio semplicistiche, come “abbattiamo i lupi”». A intervenire in merito alla richiesta avanzata dal presidente della Confederazione italiana agricoltori di Reggio Emilia, Antenore Cervi, è Nuccia Mola, presidente del circolo Legambiente Appennino Reggiano.
«Siamo consapevoli – afferma – che la presenza del lupo è ormai molto più diffusa rispetto a pochi anni fa sul territorio provinciale: prima era ristretta al crinale appenninico, adesso arriva fino alle zone di collina e ai limiti della pianura. Come ha avuto modo di illustrare non molto tempo fa l’esperto del Wolf Appennine Center del Parco nazionale, Willy Reggioni, alla base dell’avvicinamento dei lupi alle abitazioni possono però esserci anche comportamenti dell’uomo, che lascia ad esempio cibo incustodito, o anche cani di piccola-media taglia lasciati fuori di notte alla catena che per i lupi rappresentano prede facili».
«Per quanto riguarda i contrasti tra il predatore e le attività agricole – prosegue – può essere proprio il crinale appenninico a fornire indicazioni e competenze per prevenirli: essendosi verificati in questa parte di territorio da più tempo, si sono prese anche contromisure efficaci, come reti antilupo e cani da guardiania che hanno diminuito gli episodi predatori».
Prosegue Mola: «Una contraddizione presente nelle parole di Cervi, che balza subito agli occhi, è che lamenta l’eccessiva presenza di lupi e l’eccessiva presenza di ungulati, tra l’altro affermando che in queste situazioni l’intervento umano crea sempre squilibri, quasi a far ipotizzare che i lupi siano stati reinseriti “artificialmente” nell’ambiente, mentre invece è stata proprio l’abbondanza di prede a richiamarli ormai parecchi anni fa nel reggiano, dal versante toscano dove sono sempre stati presenti».
«Il lupo ha una funzione invece di equilibrio – continua la presidente di Legambiente – contribuendo a tenere sotto controllo il numero di ungulati, di caprioli in particolare che fino a pochi anni fa tutti proclamavano essere eccessivo. E ancora, la Cia sostiene che la presenza del lupo ha scoraggiato l’attività agricola nell’alto appennino. Purtroppo è invece il contrario: la cessione di terreni una volta coltivati, alla ripresa del bosco, ha contribuito all’aumento della fauna selvatica». In conclusione Mola afferma che «Legambiente appoggia, sul tema dei lupi, la posizione del ministro dell’Ambiente Sergio Costa, che nel nuovo “Piano di conservazione e gestione del lupo in Italia” ha escluso ogni ipotesi di abbattimenti controllati». —
L.T.
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