Costa all’attacco «Ora il vento sta cambiando»
Il segretario provinciale Pd «È ora di scegliere fra la destra che ci ruba il futuro e la sinistra che risolve i problemi»
. «Quanta distanza tra le chiacchiere e i fatti: a Roma come a livello locale emerge tutta l’inadeguatezza, l'incoerenza, e l’inconsistenza valoriale di Lega e grillini». È un segretario Pd particolarmente carico quello reggiano in vista delle elezioni del 26 maggio. Per nulla preoccupato della visita di Matteo Salvini a Reggio, Andrea Costa rilancia con l’annuncio dell'arrivo in città del neo segretario nazionale dem, Nicola Zingaretti: «Sarà con noi sabato 4 maggio, lo aspettiamo per la tarda mattinata e sarà un momento di incontro, tra e con la gente, non il comizio che segna la distanza tra chi sta sul palco e la gente«.
Segretario Costa, dopo mesi in congelatore il Pd va all'attacco?
«Ma lo vedete anche voi come stanno male governando il Paese? Io vorrei sapere in cosa è migliorata dopo un anno di propaganda di leghisti e grillini al potere la vita di un disoccupato, la solitudine di un anziano in condizioni di fragilità, quali prospettive hanno le imprese di creare nuova occupazione. Non è accaduto niente di buono per chi era in difficoltà e intanto siamo scivolati verso il basso sul piano dei valori e dei principi. Ma come si fa a dire che non si sa se il 25 aprile si potrà partecipare alle cerimonie di piazza perché bisogna guardare l’agenda come ha fatto Salati? E cosa hanno da dire i candidati grillini coinvolti alle amministrative o alle europee a Reggio rispetto alle nuove scellerate regole sugli appalti pubblici firmate dal loro ministro: proprio qui dove il tema criminalità organizzata è servito a qualcuno anche per fare carriera niente da dire rispetto a subappalti senza limiti o assegnazioni di lavori senza gare? Quante chiacchiere spese al vento ho sentito in questi anni poi smentite dalla pratica quotidiana una volta giunti al governo».
E quindi? Sta parlando come se la partita fosse già chiusa...
«Assolutamente no. Abbiamo il dovere di fare sempre meglio, di essere sempre più aperti al confronto. Ed è quello che come Pd abbiamo fatto anche nel preparare le liste per il 26 maggio: tavoli di lavoro quasi ovunque, coinvolgimento dell'associazionismo, confronto sulle istanze che emergono dalle comunità. Il Pd come catalizzatore di relazioni politiche e sociali. In ognuno dei 32 Comuni al voto presentiamo belle liste, ottimi candidati, e abbiamo costruito i programmi con la gente. Gli altri cos’hanno fatto? In molti casi hanno aspettato ordini da Roma per decidere a quale partito toccasse indicare il candidato sindaco, in altri addirittura non sono nemmeno riusciti a presentare qualcuno».
Non temete che la dinamica nazionale, che vede comunque il Pd ancora molto staccato dalla Lega di Salvini nei sondaggi e appaiato ai 5 stelle, possa influire in maniera importante sul voto locale anche in virtù del fatto che si vota contestualmente per le Europee?
«Intanto a me sembra che il vento stia cambiando anche a livello nazionale. Non nego che le forze di governo godano ancora di ampio consenso, ma qualcosa inizia a scricchiolare perché la gente si accorge della differenza tra gli slogan e il peggioramento delle condizioni di vita di ciascuno. E poi credo che le europee invece ci aiuteranno positivamente sulle amministrative. Lo dico in virtù delle liste che a Roma abbiamo approvato: in Emilia Romagna abbiamo un ottimo capolista come Carlo Calenda, ci sono personalità importanti come la vicepresidente regionale Elisabetta Gualmini o Paolo De Castro, e la “nostra” Roberta Mori. Dopo dieci anni Reggio torna ad esprimere una candidatura per Bruxelles e lo fa con un profilo come quello di Roberta che partendo da sindaco e poi in Regione ha vissuto tutto il suo impegno in politica all'insegna dei diritti, della lotta perché tutti possano avere più opportunità: la sua candidatura ha una valenza “emiliana” non essendoci altri candidati di Parma e Piacenza e allora anche dal punto di vista della valorizzazione territoriale va sostenuta con convinzione, penso ad esempio al lavoro turistico che si sta facendo come province emiliane e che avrebbe bisogno di un riferimento in Europa».
Eppure ci sono temi che fanno molta presa e sui quali il Pd appare in difficoltà:
«Il 26 maggio si vota tra una idea di destra del Paese, ed una di sinistra, con buona pace di quanti dicevano che queste categorie non esistevano più. Destra vuol dire che agito un problema e non lo risolvo, intanto ti rubo libertà e futuro. Sinistra vuol dire che proviamo insieme a farci carico delle difficoltà di tutti. E non banalizziamo, per favore, tra chi prova a dire che un approccio e quello dei doveri e dell'ordine, l'altro è quello dei soli diritti senza controlli: faccio il sindaco da 9 anni, lo faccio con la tessera del Pd in tasca, non esiste nel mio paese che qualcuno possa vivere di furbizia, a carico degli altri, senza alcun dovere. Però accanto al richiamo al rispetto delle regole ci sta la difesa dell'idea di comunità in cui tutti devono sentirsi coinvolti nella costruzione di un futuro migliore». —
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