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Dall’Appennino fino alla Bassa sulle note di “Bella Ciao”

Dall’Appennino fino alla Bassa sulle note di “Bella Ciao”

Piazze gremite per le commemorazioni nei Comuni Il 25 Aprile cantato dai reggiani nei luoghi della Resistenza

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REGGIO EMILIA. Suonata dalle bande cittadine, cantata a squarciagola, sussurrata. Oppure canticchiata a mente. C’è un canto nell’aria, che risuona dall’Appennino alla Bassa, dalle nostre montagne dove la Resistenza fu combattuta fino al grande fiume Po liberato dall’oppressione nazi-fascista. Piazze gremite per il 74esimo anniversario della Festa della Liberazione nella nostra provincia, terra di Resistenza e patria di partigiani, uomini e donne che hanno dato la vita per liberare l’Italia dalla guerra e dalla dittatura.

“Bella ciao” è il loro canto, il nostro canto, un inno diventato globale che ha incrociato la sua storia affascinante e misteriosa nella nostra provincia. È qui, nella Bassa reggiana, che conduce una delle ipotesi sull’origine del canto, probabilmente un adattamento di una ballata klezmer, genere dalla tradizione musicale ebraica dell’Est Europa, registrato a New York nel 1919: una melodia in Yddish, la cui musica è stata registrata molto probabilmente dal fisarmonicista ucraino Mishka Ziganoff, finita chissà come anche a Gualtieri nelle orecchie di Vasco Scansani, detto Cachi, amico del pittore Antonio Ligabue. A Vasco Scansani si devono le parole di “Bella Ciao” nella versione cantata dalle mondine, a lungo considerata anteriore al celebre canto della Resistenza. Un canto portato al successo mondiale negli anni Sessanta da Giovanna Daffini, mondina di Gualtieri, che ha contribuito a quella che lo storico Cesare Bermani, pioniere della storia della musica popolare, ha definito “l'invenzione di una tradizione”. Le famiglie di Scansani e Daffini abitavano a Gualtieri, in Palazzo Bentivoglio. Ed è qui, nel cuore dell'Emilia, che convergono tutte le ipotesi sulla nascita di Bella Ciao, canto di Resistenza alle fatiche del lavoro e all’orrore delle dittature, inno senza tempo e senza confini che anche ieri ha animato piazze e luoghi reggiani dove si è celebrata la Liberazione. —

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