Gazzetta di Reggio

Reggio

Produzione deposito e spaccio Reggio nella filiera dei narcos al Nord

Enrico Lorenzo Tidona

Il sequestro di 2 quintali è l’apice di un traffico internazionale La criminalità ora sfrutta anche la centralità mediopadana

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Ci sono vere e proprie fabbriche della marijuana scovate nei casali della Bassa, trafficanti di caratura internazionale che vivono nell’anonimato e stoccano all’ingrosso quintali di droga tra case, auto, valigie e officine. Infine c’è un mercato dello spaccio al dettaglio, che conta su venditori di strada che rappresentano uno degli sbocchi del sistema capillare della vendita di merce che da Reggio prende il largo verso le piazze del nord. In mezzo, c’è poi un fiume di denaro, che in alcuni casi è stato trovato e sequestrato, ma che per la maggior parte viene incassato e probabilmente reinvestito anche in attività legali.

Tutte caratteristiche che, vista l’escalation delle quantità di droga sequestrate, fanno salire Reggio Emilia nello scacchiare del traffico di droga al Nord, anche di matrice internazionale. La centralità di Reggio nell’area mediopadana sembra essere un volano per la criminalità, che sfrutta le infrastrutture viarie - autostrada, alta velocità ferroviaria, stazioni periferiche - e i tanti coni d’ombra sul territorio, per generare ed espandere affari milionari. Assume quindi i tratti della vera e propria filiera della droga quella che sembra prosperare a Reggio Emilia, i cui rami vengono però più volte recisi dalle innumerevoli operazioni messe a segno da polizia e carabinieri, che stanno sequestrando quantitativi di droga degni di uno scalo portuale. La sequenza dei sequestri e degli arresti sembra però non avere fine, con un principio di rigenerazione dei rami che sta impegnando non poco le forze dell’ordine. Due giorni fa il sequestro record da due quintali, per buona parte hashish di varia provenienza, oltre a sassi di cocaina pura per 3,5 chilogrammi ancora da tagliare.

Un’operazione che da sola vale il bilancio di un intero anno di sequestri. La Squadra Mobile della questura di Reggio ha trovato la droga in un’anonima autofficina di Reggio. Un muro di stupefacente pressato, suddiviso in panetti e ovuli, che ancora una volta hanno ingombrato i tavoli della questura. Droga stipata in ogni dove, nell’officina Super Car di Reggio, messa ai raggi X dagli uomini del capo della Mobile, Guglielmo Battisti, ormai bestia nera dei trafficanti vista le operazioni andate a segno nell’ultimo triennio.

Il ritorno dell’eroina è stato tamponato recentemente da una complessa indagine, coordinata dal pm Giulia Stignani e sempre eseguita dalla Mobile di Reggio Emilia, che aveva preso avvio il 5 novembre 2018, quando all’aeroporto di Malpensa a Milano, l’unità cinofila ha “fiutato” e scoperto un carico di 18 chili e mezzo di eroina. Droga pressata e ridotta a una pellicola in due grosse valigie imbarcate da un 26enne pakistano, residente a Brescello, che tornava da Islamabad, incollata all’interno delle valigie, come un’imbottitura. A gennaio 2019, alla stazione Mediopadana, un altro pakistano di Poviglio che deteneva mezzo etto di eroina uguale a quella sequestrata a Malpensa, è stato arrestato.

Una settimana fa ennesima blitz invece - questa volta dei carabinieri - in un casale trasformato in una serra. Siamo a Novellara: in manette un cinese di 22 anni e vengono sequestrate quasi 900 piante di marijuana. Siamo ormai al cliché: è l’ennesima fabbrica scovata in provincia. Produzione su larga scala di marijuana, già scoperta nel gennaio del 2017, a Fabbrico, dove c’erano altre 800 le piante sequestrate e sempre un cinese finito in manette. Sempre a Novellara, qualche giorno prima, le piante scoperte erano state 1.600. E ancora prima stessa scena a San Roco di Guastalla, ancora a Novellara e a Castelnovo Sotto, già nel 2015. —



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