Aemilia, si allungano i tempi per il deposito delle motivazioni
Dai tre giudici sarà oltrepassato il termine del 29 aprile Probabile consegna della duplice sentenza entro l’estate
È ormai agli sgoccioli la seconda proroga relativa al deposito delle motivazioni della storica sentenza di primo grado di Aemilia.
Dal 31 ottobre scorso sono già trascorsi sei mesi, ma il d-day giudiziario del 29 aprile non dovrebbe essere rispettato come “filtra” dagli ambienti giudiziari. Uno slittamento che probabilmente porterà i tre giudici – il presidente Francesco Caruso e i colleghi Cristina Beretti ed Andrea Rat – a consegnare le “sudate carte” in cancelleria verosimilmente più avanti, entro l’estate. Sono motivazioni molto attese ma che richiedono capacità di studio e di selezione non indifferenti, visto che nei due anni e mezzo di udienze si sono accatastate circa 300mila pagine di atti fra i più disparati (195 verbali d’udienza, sentenze di mafia precedenti, documenti d’accusa e a discarico, una valanga di intercettazioni e via di questo passo).
Inoltre l’evolversi del maxiprocesso ha portato a divaricare le sentenze, che in concreto sono due: una relativa ai 24 imputati accusati di associazione mafiosa che hanno optato per il rito abbreviato (con sconto di pena di un terzo), la seconda con rito ordinario riguardante le altre 10 persone accusate di associazione mafiosa rimaste nel solco giudiziario iniziale a cui va aggiunta la valanga di imputati a cui sono stati contestati i reati-spia più diversi. Due sentenze per complessivi 148 imputati che richiedono ai tre magistrati giudicanti un impegno enorme, specie quella del rito abbreviato visto che l’associazione mafiosa (l’infamante 416 bis del codice penale) nelle pieghe del maxiprocesso è stata appesantita dai due pm antimafia (Marco Mescolini e Beatrice Ronchi) da un “aggiornamento” di oltre 3 anni (il reato non più fermo alle accuse datate 2015 e la nuova formulazione arriva sino all’8 febbraio 2018). Fisiologicamente in processi così complessi – Aemilia è secondo in Italia solo a quello di Palermo contro Cosa Nostra degli anni Ottanta – l’attesa si dilata, come nel Borsellino quater in cui l’Assise di Caltanissetta ha depositato la sentenza un anno e due mesi dopo. —
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