Gazzetta di Reggio

Reggio

assise, i due omicidi del 1992  

Valerio: «Soldi a palate con la droga e i delitti»

T.S.

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REGGIO EMILIA. In Assise i cupi racconti del pentito Antonio Valerio non illustrano solo il clima da faida mafiosa in cui maturarono – 27 anni fa – nella nostra provincia due omicidi (freddati Nicola Vasapollo a Reggio Emilia e Giuseppe Ruggiero a Brescello), ma rendono anche bene l’idea di quanto nel 1992 già fosse operativa e potente la ’ndrangheta nelle nostre terre. Tutto avveniva sottotraccia, infiltrandosi a tal punto nel tessuto sociale da diventare col tempo radicamento vero e proprio, con danni enormi all’economia. Sottovalutazione e non consapevolezza pagati cari specie nel Reggiano dove la cosca – come dice la sentenza di Cassazione di Aemilia – ha sempre avuto l’epicentro. Tornando a quei primi anni Novanta, impressionante il “giro” di droga che Valerio controllava incredibilmente da casa sua, dove scontava agli arresti un conto con la giustizia per spaccio. Descrive un andirivieni continuo di uomini del clan dall’appartamento di via Samoggia: «Mi portavano a casa la droga, la piazzavo e dopo tre giorni avevo già incassato i soldi – ha spiegato venerdì in aula – e nel 1993, quando fui nuovamente arrestato, avevo 150 milioni di lire». Una cifra ragguardevole per quei tempi, ma già allora la ’ndrangheta aveva forti disponibilità di denaro, da spendere anche per uccidere: «Allora per un omicidio venivi pagato sui 40 milioni di lire – ha spiegato, ammutolendo l’aula, sempre il pentito – ma si poteva arrivare anche a 70-80 milioni di lire». Quattrini finiti in tante mani, vista la lunga scia di sangue descritta dal collaboratore di giustizia. —

T.S.

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