«Questo progetto è la Mediopadana della formazione»
REGGIO EMILIA. Un colpo di piccone in attesa - tra un anno esatto - del taglio del nastro. È stato scelto come gesto simbolico per dare l’avvio ufficiale ai lavori per la ristrutturazione del Seminario, che brulicherà di circa duemila persone al giorno diventando la terza sede di Unimore in città. Un grande spazio, in disuso da anni, rimasto vuoto dopo la crisi delle vocazioni. «Sarebbe piaciuto anche a me avere 200 seminaristi ma così non è» dice con un sorriso il vescovo Massimo Camisasca, padrone di casa che ha benedetto l’avvio del cantiere, «effettuato in tempi rapidissimi» anche sotto il profilo burocratico. La ristrutturazione del grande complesso sembra essere una strategia vincente per tutti. Per la diocesi che recupera una struttura senza doversi svenare, il comune che riaccende un angolo buio a pochi passi dal centro, per l’università che dà sfogo all’impennata di studenti iscritti così come agli imprenditori che chiedono formazione mirata vedendosi riconoscere l’attivazione di corsi ad hoc. Una «convergenza della realtà della Chiesa, delle istituzioni civili e delle istituzioni imprenditoriali», dice Camisasca, «con la quale viene promossa la formazione dei giovani». Dai seminaristi si passa infatti agli studenti, tenendo sempre come riferimento giovani e formazione. «Significa collocare qui delle aule, degli uffici e delle residenze universitarie - prosegue il vescovo durante il suo intervento - Questi scopi congiunti permettono a Reggio di incrementare il suo patrimonio di studi e fanno uscire sempre di più questa città da un complesso ereditato da secoli, portandola invece ad essere significativa, una città accogliente, capace di guardare al futuro, di valorizzare i legami storici che l’hanno resa grande e bella. Auguro che questa iniziativa vada al di là delle nostre insistenze e possa restituire un motivo di orgoglio per questa città. Soprattutto un motivo di vantaggio per tutta l’Emilia-Romagna e tutto il paese. Perché se pensiamo alla Mediopadana e altri stimoli culturali e strutturali, possiamo immaginare una sinergia di questo tipo cosa possa creare per la nostra città e la nostra provincia». —
E.L.T.
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